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I miei brevetti americani
31/07/2010
I miei brevetti USA sono i n° 6˙185˙892 e 6˙165˙589 E’ da considerare che negli USA si sono succeduti dal 1790, data della istituzione dell’ufficio brevetti USA, all’incirca 450 milioni di statunitensi. Bisogna anche pensare che i primi brevetti erano facili da ottenere perché nulla era stato brevettato. Man mano che i brevetti si accumulavano diventava sempre più difficile inventare qualcosa di veramente nuovo. Inoltre il brevetto industriale statunitense è difficilissimo da ottenere perché gli addetti al controllo dei precedenti sono preparatissimi, informatissimi ed efficientissimi. Non concedono un brevetto se non è veramente nuovo in tutto il mondo. Poi c’è da considerare che hanno richiesto il brevetto USA anche da tutto il resto del mondo. Nonostante abbia creato qualcosa di nuovo (e non è facile oggigiorno) così sono stato trattato dalla società italiana e dal suo Stato che oltre a non avermi garantito il diritto al lavoro (e perciò ad un reddito decoroso) mi hanno continuato a derubare con le tasse indirette, obsolescenze programmate ed aumenti immotivati dei costi.

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La fama di Ponzio Pilato
30/07/2010
Una lezione dalla storia: non conosciamo i nomi di coloro che inchiodarono Gesù alla croce. Ricordiamo a malapena i nomi di coloro che lo giudicarono falsamente e lo condannarono ingiustamente a morte. Il nome di Ponzio Pilato invece, l’uomo che si lavò le mani e rifiutò d’immischiarsi, vive nella mente di tutti. Gli esecutori materiali della condanna furono più brutali, i giudici più crudeli. In Pilato ci fu solo tiepidezza, timorosità e infine indifferenza. Nonostante ciò, è proprio il ricordo di lui che resta. La sua codardia, la sua mancanza di impegno personale si perpetuano nella storia. C’è una lezione in tutto questo. Dobbiamo condannare coloro che fanno il male, ma ancora di più coloro che avrebbero la possibilità di impedirlo e non fanno nulla. Il male è colpevole, ma l’indifferenza è ancora più colpevole. E' questo che ci dimostra Pilato mentre continua, anche oggi, a lavarsi le mani. (Armando Fuentes Aguirre) http://www.antiplagio.org/homepage.htm
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ADSL e ingordigia a dir poco
29/07/2010
25apr10 Dopo tante pressioni di venditori di contratti ADSL per telefono, mi sono un poco informato ed ho fatto un po’ di conti. Intanto ho notato che una vera concorrenza è difficilissima da appurare. Le offerte sono le più diverse ma c’è sempre di base il trucco della banda minima garantita. Quello che vendono e per cui si paga è solo il massimo teorico che non viene mai raggiunto. Comunque attualmente una delle offerte più economiche è quella di Comeg miniflat AMF01 a € 18 ma per soli 640 Kbit in dowload, 256 Kbit in upload e solo 20 Kbit di banda minima garantita. E come banda minima garantita c’è di peggio. Poi ho fatto un semplice conto basato sulla mia effettiva capacità di navigare in Internet con il mio contratto base Alice 7 mega (a 20 euro al mese) erogato in una grande città portuale del nord. Ho provato la velocità effettiva della connessione con http://www.sunrise.ch/it/privatkunden/angebote/free-internet/internet-dienste/speedometer.htm che mi ha dato una velocità media di 4,5 mega e http://www.speedtest.net/ che mi ha dato una velocità tra la mia città e Milano di 4,02 mega in download e 0.23 mega di upload al meglio. Siccome nessuno mi ha mai regalato nulla e tutti hanno quasi sempre preso più di quello che hanno dato, non capisco perché dovrei regalare i soldi dell’affitto di 2,5 mega a Telecom quando mi ha promesso e mi fa pagare per 7 mega. 7 - (mega promessi dalla TELECOM e pagati 20 euro al mese) 2,5 = (mega non erogati ma promessi) ------- 4,50 (mega effettivamente erogati) 7 : (mega di ADSL) 20 = (euro mese per 7 mega di ADSL) ------ 2,86 (euro al mese per 1 mega) 4,50 x (mega effettivamente erogati) 2,86 = (euro al mese per 1 mega) ---------- 12,87 (euro al mese per 4,50 mega effettivamente erogati su 7 promessi) Quindi si può pretendere di pagare 12,87 euro al mese per 4,50 mega effettivamente erogati su 7 promessi, e che la Telecom ed affini invece di promettere 7 mega, promettessero 4,50 mega facendone pagare 4,50 e non 7. Perché tutti accettano queste truffe? Cos’è, una convenzione? Così fan tutti, allora è tutto normale? Allora anche il meccanico quando cambia l’olio può dire di avercene messi 5 Kg., facendoseli pagare, e poi limitarsi a mettercene 4, in fondo sarebbe una convenzione in vigore nella sua autoofficina. Insomma, se la Telecom adotta sue convenzioni di fornitura e pagamento, allora anch’io potrei pagare con mia moneta convenzionale stampata per loro: il Marco d’Italia (dopotutto la Co stituzione dice che sono un sovrano e tutti i sovrani hanno sempre battuto moneta propria). Vi sembra assurdo? Pensate a quanto è assurdo, in un Italia di ricchi in cui nessuno dà nulla per nulla, che voi accettiate di pagare tanto di più per avere tanto di meno. Non è assurdo farci fregare e ritenerlo normale? (Io mi chiamo Ernesto, ecco il culo, fate presto?) Ma ora arriva il peggio. Come se non bastasse, quando carica la prima pagina di un sito nel 90% dei casi ha una velocità reale di scaricamento dei pacchetti addirittura inferiore all’antico 56 K dei tempi del collegamento con tariffa a scatti. Anche un superesperto di siti internet (è un professionista) ha convenuto che è così. Forse i 7 mega servono a chi scarica i film da siti idonei per erogare a grande velocità, ma a me non occorrono. Appurato questo facciamo un po’ di conti: se io pago per 7 mega 40 euro (al mese), per 256K, che è 5 volte di più del 56K, dovrei pagare 27 volte di meno del 7 mega. Oltretutto, dei 7 mega, non viene erogata che una velocità massima effettiva di 5,5 mega. Ossia: 40,00 : (euro al mese con IVA, tutto compreso per 7 mega) 27,00 = (quante volte il 256K sta nel 7000K) ----------- 1,48 (euro al mese per 256K in download) Anche tenendo conto, impropriamente, che c’è anche l’affitto del modem ADSL+2 (in questo caso troppo “potente”) che costa 3 euro al mese si ha: 1,48 + (euro al mese per 256K) 3,00 = (affitto modem) --------- 4,48 (euro al mese tutto compreso per 256K in download con un modem per 20 mega) In caso di connessione flat a 56K(velocità della vecchissima linea telefonica a scatti) 1,48 : (euro al mese tutto compreso per 256K in download) 4,57 = (quante volte il 56k sta nel 256k) --------- 0,32 (euro al mese per una connessione flat 24 ore a 56k utilizzando un modem improprio ADSL) Non si capisce perché si debba essere costretti a pagare 7 mega se comunque la velocità di visualizzazione del 90% dei siti internet non è superiore al 56k (antica linea telefonica a scatti). Si risparmia enormemente con una connessione flat 24 ore a 56k per 0,32 euro al mese. Inoltre mi ricordo quando l’ADSL era 256K: la velocità di visualizzazione era sufficiente e stranamente superiore a quella attuale a 7 mega. Sicuramente c’è il solito “collo di bottiglia” da qualche parte ed impossibile da individuare. Il problema è che i soldi non gli bastano mai. Se non cambiano la Mercedes fuori serie tutti gli anni si sentono poveri, una villa senza piscina holliwoodiana gli appare squallida, senza uno yacht da 50 metri non vale la pena vivere. Poi se non riesce a mantenere questo tenore di vita, la moglie gli dà del fallito ed i figli gli voltano le spalle perché non può più permettersi di pagargli gli svaghi base per una gioventù sana: fare colazione a Parigi e pranzo a New York per incontrare i loro colleghi ed amici cantanti, etc.. Non gli basta prendere 2 euro al mese da tutte le famiglie per 256k, ne vogliono prendere 20 al mese da tutti i singoli cittadini per un servizio, in pratica, 125 volte inferiore.

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La spazzatura (o TIA) e l’escluso o disoccupato
24/07/2010
Questa è la lettera che ho inviato alle persone preposte al programma di ritiro porta a porta del mio Comune: 20lug10 Egregi signori, ho ricevuto ieri l’avviso del prossimo inizio della raccolta della spazzatura differenziata porta a porta e così mi sono deciso ad inoltrare, una volta per tutte, questa protesta che in caso di mancata risposta adeguata alle mie esigenze sarà diffusa capillarmente in Internet ed in ogni modo possibile assieme a tanto altro materiale. Sono un escluso dal diritto al lavoro (art. 1 e 4 della Costituzione) e dal relativo diritto al reddito decoroso, come da diritti sindacali, da cinquantadue anni. Nonostante abbia conseguito una laurea quasi a pieni voti, tentato concorsi ed impreso due volte conseguendo brevetti italiani, europei e statunitensi (i più difficili da ottenere) La società non mi ha mai dato modo di guadagnarmi da vivere. Per farVi un idea potete vedere le foto di quel che ho fatto in Facebook. Considerato che dal 2009 al 2010 la TIA (tariffa igiene ambientale) è aumentata del 9,3% circa, si nota che aumentando l’impegno del disoccupato per sollevare la pubblica amministrazione da spese di raccolta differenziata, non solo non corrisponde una diminuzione della tariffa ma non rimane nemmeno identica all’anno scorso. In seguito a questo aumento di impegno e spesa, obbligatorie, del cittadino escluso dal reddito, dal diritto inderogabile alla solidarietà (art. 2 Costituzione) e da un prelievo fiscale proporzionato alla capacità contributiva (art. 53 Costituzione, nel mio caso nulla) ed avendo contribuito allo sviluppo della società, purtroppo a mie spese, per tentare di guadagnarmi il pane quotidiano (art. 4 Costituzione), mi sento in diritto di protestare energicamente perché sono già costretto a pagare le tasse indirette anche se la società e lo Stato non mi ha mai dato nulla in cambio (vedi articolo) Il fatto è che i metri quadrati non producono spazzatura. La spazzatura si produce a persona. Se non si ragiona così si depredano i disoccupati e gli esclusi. Vogliono forse costringerci a vendere la casa e comprarne una più piccola con la sicurezza di rimetterci nella compravendita e farci mangiare la differenza, messa in banca, dall’inflazione reale che è almeno al 5-6 % annuo? Il fatto è che non bisogna fare rifiuti. L’imballaggio usa e getta serve all’industria e non al consumatore. Il consumatore paga quattro volte imballaggi e contenitori quasi sempre inutili o sostituibili con vuoti a rendere, magari in Inox, brutti ma riempibili all’infinito. Paga due volte gli imballaggi: la prima sul prezzo del prodotto, la seconda alla nettezza urbana. Poi paga con l’inutile avvelenamento dell’ambiente della ennesima trasformazione (ci sono sempre delle perdite di sostanza in riciclaggio) e con l’inquinamento dovuto al consumo di energia necessaria alla trasformazione (buona parte dell’energia viene dal bruciare petrolio o produzione di scorie radioattive). Vi sottopongo un rapido conto approssimativo di quanto invece il Comune dovrebbe all’escluso dal reddito come me o al disoccupato considerando che sei bidoncini per la raccolta differenziata occupano un mq. e che per fare la raccolta occorrano due minuti al giorno complessivi (bisogna pensare che se io occupo il suolo pubblico permanentemente mi fanno pagare a mq.). Visto che la società ed il Comune non mi hanno mai regalato nulla e mi hanno derubato con obsolescenze programmate ed aumenti immotivati dei prezzi e tasse indirette, non vedo perché dovrei regalare 1 mq. e due minuti di tempo al giorno a chicchessia. Ecco il conto che Vi invio: In caso di laureato disoccupato: Affitto nella mia zona: Affitto nella mia zona: 900 €/mese per 98 mq = 9,18 €/mese per 1 mq. 9,18 €/mese x 12 mesi = € 110,16 all’anno per 1 mq. (che il Comune mi deve pagare) Il tempo impiegato per la raccolta: In caso di laureato a 40 euro/h 1 minuto = 0,667 euro 2 minuti = 1,334 All’anno risulta: 1,334 x (Per 2 minuti al giorno) 365 = (giorni) -------------- 486,910 (euro all’anno per 2 minuti al giorno, che il Comune mi deve pagare) Quindi: 110,16 + (all’anno per 1 mq. che il Comune mi deve pagare) 486,91= (euro all’anno per 2 minuti al giorno, che il Comune mi deve pagare) ------------ 597,07 (euro all’anno complessivi che mi deve il Comune) Tirando le somme: 597,07 - (euro all’anno complessivi che mi deve il Comune) 271,38 = (euro all’anno di spazzatura nel 31-03-10) ------------ 325,69 (euro che l’escluso o disoccupato deve avere dal Comune o dalla cittadinanza) In pratica ad un laureato disoccupato il Comune deve € 325,69 l’anno per effettuare la raccolta differenziata. Non deve questa cifra al laureato che lavora perché essa fa parte dei doveri sociali di cooperazione derivanti dalla gratitudine verso la società che gli garantisce un buon reddito. Al costo di una “badante” disoccupata: Ricordando che la mia spazzatura mi costa € 271,38 all’anno (nel 31-03-10) Affitto nella mia zona Affitto nella mia zona: 900 €/mese per 98 mq = 9,18 €/mese per 1 mq. 9,18 €/mese x 12 mesi = € 110,16 all’anno per 1 mq. (che il Comune mi deve pagare) Il tempo impiegato per la raccolta 2 minuti al giorno per la raccolta differenziata a 6,10€/h (calcolato con la paga oraria di una badante) 1 minuto = € 0,102 Per 2 minuti al giorno = € 0,204 All’anno risulta: 0,204 x (Per 2 minuti al giorno) 365 = (giorni) -------------- 74,46 (euro all’anno per 2 minuti al giorno, che il Comune mi deve pagare) Quindi: 110,16 + (all’anno per 1 mq. che il Comune mi deve pagare) 74,46 = (euro all’anno per 2 minuti al giorno, che il Comune mi deve pagare) ------------ 184,62 (euro all’anno complessivi che mi deve il Comune) 271,38 - (all’anno di spazzatura nel 31-03-10) 184,62 = (euro all’anno complessivi che mi deve il Comune) ------------ 86,76 (che l’escluso o disoccupato deve ancora al Comune) 86,76 è la giusta cifra che la badante disoccupata deve dare per la TARSU una volta detratto l’affitto di 1 mq ed il lavoro annuale necessario per la raccolta differenziata. Insomma, hanno avvelenato per decenni quelli come me inquinando per guadagnare ma ci hanno escluso dal reddito ed ora ci fanno anche pagare di più e di più in tempo e spazio occupato. Cornuti e mazziati. Non essendomi potuto sposare non avendo mai avuto un reddito sufficiente per contribuire al mantenimento di un figlio, perché dovrei sobbarcarmi gli aumenti delle tasse della spazzatura e la fatica della raccolta differenziata? Per i nipoti di chi mi ha avvelenato ed escluso guadagnandoci su? a quarantasette anni in media sopravviene l’andropausa. Questo significa che non si possono più fare figli e l’organismo, ormai esaurito nella funzione principale, comincia a decadere veramente. Io ormai ne ho cinquantadue. In pratica per quanto mi sia dato da fare (ed investito un sacco di soldi) ho sempre dovuto vivere con il reddito dei miei genitori ed ora, a cinquantadue anni, sono disoccupato, senza un futuro e con una mamma invalida al 100%. Sono praticamente in attesa della pensioncina privata fatta con i risparmi dei miei genitori che, qua in Italia, sarà poco anche solo per mantenere me stesso. Questo lo dico perché sia chiaro che ormai non potrò più recuperare le perdite e i danni. Con il diritto al lavoro ed il dovere alla solidarietà sancito dalla Costituzione ci sarebbe da fare causa alla società; ma la legge non lo prevede. Lo sfruttamento economico di cui sono stato oggetto è completamente legale. Eppure non siamo più al tempo del re in cui i popolani servivano solo a pagare le tasse e fare la fame per il proprio re portava in paradiso, mentre ribellarsi voleva dire il carcere e l’inferno. Ormai c’è il laicismo e ci hanno tolto anche il paradiso. Distinti saluti Marco Calvanella
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Gli esclusi lottano coattivamente e da soli contro la fame in Africa.
19/04/2010
15nov09 Oggi, guardando la televisione, ho sentito l’appello di un rappresentante africano contro la fame nel suo continente. Il rappresentante africano forse non sa che qualunque aiuto arrivi all’Africa dall’Italia viene, in fondo, dalle tasche degli esclusi come me che non hanno mai avuto reddito o reddito sufficiente. Infatti: Lo Stato ci estorce le tasse indirette e le spese per gli adempimenti obbligatori di legge senza darci nulla in cambio. Il privato ci cannibalizza vendendoci illusioni e, quando sono merci, a carissimo prezzo e/o durata sempre più breve col sistema dell’obsolescenza programmata gabellata per progresso senza, tra tutti, darci un reddito sufficiente. Ricordiamo che lo Stato spende per dare da mangiare ad un carcerato tre volte al giorno, solo € 1,53 al giorno ed è cibo di buona qualità per ovvie ragioni. Quanto ci ricatta e deruba la società per permetterci di mangiare tre volte al giorno? Ed è così per tutto. Quando un ricco o quasi ricco fa una donazione, la fa con i nostri soldi e non con i suoi a meno che non diventi povero per farle. Il rappresentante africano sappia che la ricchissima Italia estorce, anche col ricatto, ai suoi poveri per dare le loro briciole ai poverissimi ed indigenti africani. Ed hanno tolto anche il paradiso. Almeno ci accolgano nel loro Stato e ci diano in moglie le loro più belle ragazze. E invece sono sempre i ricchi e quasi ricchi che si vanno a prendere il meglio anche là.
---------------------------------------------------------------------------- Tag: fame; Africa; donazioni; donazione; Italia; Stato; governo; politica; partiti; povertà; povero; società; ricchi; esclusione; disoccupazione; reddito; prezzi; costi; guadagno; furto; estorsione; moglie
 Robin Hood
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Gli esclusi lottano coattivamente e da soli contro la fame in Africa.
19/04/2010
15nov09 Oggi, guardando la televisione, ho sentito l’appello di un rappresentante africano contro la fame nel suo continente. Il rappresentante africano forse non sa che qualunque aiuto arrivi all’Africa dall’Italia viene, in fondo, dalle tasche degli esclusi come me che non hanno mai avuto reddito o reddito sufficiente. Infatti: Lo Stato ci estorce le tasse indirette e le spese per gli adempimenti obbligatori di legge senza darci nulla in cambio. Il privato ci cannibalizza vendendoci illusioni e, quando sono merci, a carissimo prezzo e/o durata sempre più breve col sistema dell’obsolescenza programmata gabellata per progresso senza, tra tutti, darci un reddito sufficiente. Ricordiamo che lo Stato spende per dare da mangiare ad un carcerato tre volte al giorno, solo € 1,53 al giorno ed è cibo di buona qualità per ovvie ragioni. Quanto ci ricatta e deruba la società per permetterci di mangiare tre volte al giorno? Ed è così per tutto. Quando un ricco o quasi ricco fa una donazione, la fa con i nostri soldi e non con i suoi a meno che non diventi povero per farle. Il rappresentante africano sappia che la ricchissima Italia estorce, anche col ricatto, ai suoi poveri per dare le loro briciole ai poverissimi ed indigenti africani. Ed hanno tolto anche il paradiso. Almeno ci accolgano nel loro Stato e ci diano in moglie le loro più belle ragazze. E invece sono sempre i ricchi e quasi ricchi che si vanno a prendere il meglio anche là.
---------------------------------------------------------------------------- Tag: fame; Africa; donazioni; donazione; Italia; Stato; governo; politica; partiti; povertà; povero; società; ricchi; esclusione; disoccupazione; reddito; prezzi; costi; guadagno; furto; estorsione; moglie
 Robin Hood
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Il personal computer ed il disoccupato o escluso
25/03/2010
29nov09 Qui si raccontano le delizie che i sistemi informatici hanno donato al povero escluso o disoccupato, come utilizzatore finale casalingo. Ci sarebbe da dire molto di più ma non è il caso di scrivere un libro.
Qualcuno direbbe che sono l’ennesimo cretino che è rimasto fregato e ci ha scritto un libro (è la battuta di un celebre vecchio film italiano).
Oggi la realtà è questa: sarebbe la “macchina” a dover servire il suo proprietario ed invece hanno fatto in modo che sia il proprietario della “macchina” a doverla servire in continuazione, spendendo un sacco di soldi molto frequentemente senza potersi fermare, per non poterci fare praticamente niente di utile.
Un miracolo di comunicazione ed acquisizione di informazioni, in pratica Il futuro ottenuto ieri ma rimandato di nuovo ad un futuro più lontano. E l’oggi? Oggi si paga e basta.
Pubblico di seguito la lettera ad un Onorevole perché potrebbe interessare a qualcuno.
Egr. On. ……., ho letto che nel vostro programma desiderate promuovere la diffusione dell’accesso ad Internet su tutto il territorio nazionale e l’insegnamento delle tecnologie informatiche a partire dalle scuole elementari.
Se volete che gli italiani si informatizzino vorrei essere sicuro che sappiate come è l’informatica subita dal povero disoccupato.
Anche ieri mi è arrivata una notizia luttuosa: il computer nuovo “di qualità hardware assoluta” con prestazioni di tutto riguardo, fornitomi da una ditta di superprofessionisti del settore che lavorano per le aziende, è da formattare dopo tre mesi circa di normale utilizzo e non si sa se si riprenderà.
Alla fine, dopo quattro PC, tre stampanti, un monitor e mezzo ed altre cose in soli otto anni di uso, si comprende che la parola chiave dei fabbricanti è: “obsolescenza programmata” (spenna il pollo che ti deve passare sotto fino a lasciarlo nudo) gabellandola per progresso.
Lo scopo di chi produce, ormai si capisce, è vendere a tutti un PC, un sistema operativo e tutti gli altri programmi almeno ogni anno (possibilmente anche stampanti, scanner etc.) favoriti dalla legge.
Tutti gli anni cambiare tutto. E se non cambierai tutto dovrai soffrire, perdere un sacco di tempo e spendere comunque un capitale in manutenzioni ed adattamenti continui in ogni caso non garantiti.
Hanno voluto vendere i PC come fossero televisori nascondendo una realtà veramente molto diversa.
Per esempio ho imparato a mie spese che per non avere problemi nel tempo (es.: prese fragili), le torrette dovrebbero stare addirittura su una scrivania al centro di una stanza riservata quasi esclusivamente a loro. Roba da ricchi.
I portatili non li conosco: non mi sono mai serviti.
Ho comunque sentito dire da più parti, anche da professionisti, che si rompono solo a guardarli. Ma vogliono far credere che sia normale.
Se uno vuole garanzie esistono i rough notebook con standard militari ma hanno costi stratosferici (anche più di diecimila euro) e, guarda caso, non vengono pubblicizzati.
Mi ricordo ancora una vignetta satirica di una rivista del settore in cui si diceva che la nuova versione del programma era peggiore della precedente ma i produttori contavano sulla spinta compulsiva all’acquisto dei clienti che speravano nella risoluzione di vecchi problemi.
All’inizio della mia defunta ditta ho dovuto comprare due PC equivalenti perché, a causa dei frequenti malfunzionamenti, tra che uno era in riparazione usavo l’altro e non perdevo tempo. È stato utile averne due perché così mi sono potuto rendere conto e fare notare agli esperti, con le prove del confronto, certe cose che altrimenti sarebbero state difficili da concretizzare.
Forse tanti problemi sarebbero sembrati normali.
Ormai l’insensato aggiornamento continuo è così rapido che nessuno può più sapere cosa vende e tantomeno eventuali problemi del prodotto venduto. Tanto ci sono le garanzie del fabbricante.
E qui un'altra serie di astuzie.
Un esempio: la garanzia assicura la sostituzione gratuita del pezzo con uno uguale nuovo ma non il suo funzionamento in caso di progettazione manchevole o speculazioni commerciali come quella di vendere un modem interno fatto per i 24 Kbps di altri paesi, in Italia dove c’erano i 56 kbps. Il tecnico te lo dice pure chiaramente: “glielo posso sostituire mille volte ma il progetto non è per l’Italia e qui non funzionerà mai”. Chi te lo ha venduto è irresponsabile e si tiene i tuoi soldi insieme alla infinita catena commerciale che te lo ha fornito e tu ce l’hai in quel posto.
Loro lo sanno ma tu non lo devi sapere. Quando te lo dovranno dire ormai quel modello non sarà più neanche in vendita e sul mercato ci sarà la nuova fregatura ma ancora una volta lo sapranno solo loro.
Poi c’è il conflitto programmi-hardware. Chi produce e vende programmi è irresponsabile dell’hardware e chi fabbrica hardware è irresponsabile per i programmi. Il bello è che queste due cose devono lavorare insieme indissolubilmente e non ci può essere una senza l’altra. Spesso litigano tra loro nella torretta per motivi misteriosi a tutti e quando c’è da stabilire le responsabilità di chi te li ha venduti, cominciano a buttarsele addosso l’uno con l’altro e, siccome ormai non ci capisce quasi più niente nessuno con tutti questi cambiamenti frenetici, alla fine tutti sono irresponsabili, si tengono i tuoi soldi e se vuoi usare il computer fai meglio a tentare la fortuna ricomprandone uno nuovo con tutto preinstallato (così c’è la garanzia).
Sembra una nuova lotteria in cui chi vince smette di pagare per un po’ ma per poco. E ce l’hai di nuovo in quel posto.
È tutto legale e comunque non conviene far causa a nessuno che tanto con quelli non la spunti di sicuro: fa parte del loro mestiere e se non fossero sicuri di farla franca non si sarebbero messi in commercio.
Anche per le stampanti vale lo stesso discorso. Infatti anche l’ultima stampante laser B&N comprata dagli stessi superprofessionisti, dopo un anno, appena scaduta la garanzia, ha cominciato a dare i numeri.
Il superesperto era convinto nell’unica soluzione via software, ma il vero rimedio è stato a bassissima tecnologia: Il bottone. Un bell’antico interruttore sul cavo di alimentazione e ci ho pensato io.
Le riviste del settore, e ne ho comprate proprio tante, ben si guardano dal dire cose di questo genere risultando così in tutto un elemento puramente decorativo supporto per pubblicità, utile solo a passare il tempo dopo che si è fatto tutto nella vita. Non so se anche loro abbiano diritto (!) alle sovvenzioni dello Stato.
Ho notato una rubrica sola che, con la “voce” in falsetto dallo sforzo, diceva qualche verità ogni tanto. Però con prudenza.
Anche il superesperto che mi veniva a fare manutenzione almeno quattro volte l’anno, con costi adeguati alle competenze, quando gli ho citato il parere di una rivista mi ha detto: “Li lasci perdere e si fidi di noi che con questo mestiere ci mangiamo”.
Poi c’è la realtà di un voluto frazionamento infinito delle operazioni necessarie, nello svolgimento di un lavoro, che potrebbero essere largamente automatizzate con risparmi di fatica e tempo enormi. Il superesperto lo può fare, noi no.
Anche i corsi universitari on-line sono una spesa che non garantisce assolutamente un lavoro successivo.
In definitiva l’ennesima lotteria italiana che però richiede un sacco di soldi, tempo e fatica. Meglio il superenalotto e simili?
Anche le bollette on-line non funzionano. Adesso si sono messi in testa di costringerci a cambiare spesso password per motivi di sicurezza e pare che sia per obbligo di legge. Si, stai a vedere che qualche hacker mi andrà a pagare le bollette.
Per la carta di credito anche peggio. Ho abbandonato tutto e gli ho detto di tornare al cartaceo.
Che ho comprato a fare Roboform?
Fino a qualche anno fa i costi dei prodotti venduti tramite Internet erano per lo più superiori al prezzo spuntabile dopo trattative adeguate in un negozio al dettaglio.
Anche i rappresentanti politici locali con cui potrebbe essere utile intrattenere corrispondenza, non sono reperibili in Internet ed eventuali e-mail (da dimostrare che le usano perché in fondo non gli servono) sono irreperibili.
Le pubbliche amministrazioni oppongono un eroica resistenza all’e-mail. Addirittura in due casi, un ufficio del tribunale ed un ufficio di un Comune, non danno più informazioni neanche per telefono. Bisogna andare in automobile ed a piedi. Il massimo, ma non sempre, è il fax. Auspicata la raccomandata cartacea con ricevuta di ritorno. I moduli scaricabili on-line sono una pia speranza.
Niente da fare neanche riguardo lo studio o lettura per mezzo di pubblicazioni scaricabili nel proprio PC.
I costi sarebbero bassissimi (ad essere onesti), non si dovrebbero attendere ristampe e lo spazio occupato dai DVD sarebbe limitatissimo. Niente più librerie. Anche la Treccani potrebbe essere alla portata di tutti ed in pochissimo spazio.
Insomma, attualmente con il computer ci puoi solo leggere il giornale on-line gratis con le solite notizie di nessuna utilità pratica. Ma sarebbe da vedere se alla fine costa di più che a comprarlo in cartaceo tenendo conto delle spese totali annue.
Il vero telelavoro è ancora fantascienza osteggiato oltretutto da datori di lavoro e sindacati. Attualmente si tratta di rifilare telefonicamente degli abbonamenti o al massimo far parte di un call-center sempre per telefono.
Quello che mi ha sempre lasciato perplesso di questi PC, che sono calcolatori, è l’assenza sul mercato di una periferica calcolatrice tipo Olivetti con striscia, che riversi le operazioni fatte in un programma che dialogasse con gli altri nel computer.
Non c’è da stupirsi che i disoccupati, come da statistiche, non usino il PC. Sono spese notevoli continue per una utilità reale attuale, per l’utente finale casalingo, quasi nulla.
Non solo il PC non ti fa guadagnare niente ma neanche risparmiare un soldo ed oltre a non farti risparmiare tempo te lo fa pure perdere con l’aggiunta di tanti soldini in continuazione. Poi è molta fatica imparare e non è neanche divertente.
Inoltre nella realtà attuale il computer diventa solo una spesa in più per comunicare che non elimina le altre (lettera, raccomandata, telefono, cordless, cellulare, fax, andare di persona).
Vedrai che domani… vedrai…. Ma io non ci sarò più e non ci sarà neanche il figlio che non ho mai potuto avere a causa degli altissimi costi e grettezza di questa società. E poi ci saranno sempre i Baroni e Baronetti con i loro feudi e i loro dazi.
Ci prendono i soldi e ci danno in cambio, come al solito, una delle tante splendide illusioni propagandate.
All’atto pratico chi fabbrica e pubblicizza PC per utilizzatori finali casalinghi sembra dire: “Papà e mamma gli hanno lasciato un gruzzoletto a forza di risparmi all’osso e sacrifici. Sono ricchi! Falli giocare. Tra che giuocano spendono, stanno fuori delle scatole, non pensano a guadagnare, pagano le tasse ed i soldi che sarebbero destinati a loro li prendiamo noi”.
Il problema è che quando ho cominciato io c’è stato un periodo di pubblicità praticamente di Stato anche in televisione. Ed io ci ho creduto.
Mai credere a quel che si sente in televisione e si legge nei giornali. Praticamente mai credere allo Stato.
In pratica, per la gente come me, il massimo della creatività e novità che premia è cambiare nome e forma ad una cosa sempre esistita e sempre venduta largamente: il formaggio (ma ci mancheranno sempre i soldi per gli investimenti necessari).
Perché ascoltarmi: l’esperienza.
Non sono un esperto di sistemi informatici ma solo un utilizzatore finale che però ha comprato e usato i PC, dopo i quarant’anni, per cercare di risparmiare, in tutte le attività possibili nella sua ditta individuale, produttiva di semilavorati brevettati ad industria (anche negli USA) con sistemi di produzione ovviamente sperimentali. Ho usato i PC per:
• Sito Internet personale modificabile dal mio computer con classifica nel web affidata ad un esperto.
• Banda larga addebitata su carta di credito.
• Realizzazione di cataloghi e listini prezzi in formato Word, PDF, su CD ed anche stampati con ink jet su richiesta.
• Realizzazioni di moltissime foto, loro elaborazione e montaggio con Photoshop 7 e tavoletta grafica. Ho realizzato anche filmatini da webcam ad “alta risoluzione” (sono riuscito a valorizzare le qualità ottiche dei miei prodotti molto di più di quanto riuscissero a fare professionisti locali)
• E-mailing in proprio, con e-mail intestate, da pacchetti comprati e ricerche personali.
• Commissione di traduzioni on-line di e-mail pagate con carta di credito.
• Inviti rilasciati nel form delle ditte potenzialmente interessate (come da etichetta della rete per ricchi).
• Acquisto di CD interattivi della SEAT.
• Rapporti on-line con l’ICE e con quanti me ne davano la possibilità.
• Volendo ero anche pronto per il dialogo tramite webcam, con cui si potevano far vedere, oltre alla propria faccia, anche particolari dei prodotti, invece di andare di persona, risparmiando tempo e denaro per un primo contatto.
• Cata intestata
• Stampa di lettere, buste, etc.
• Scansione ed archiviazione di documenti cartacei con uno scanner automatico che accettava un pacchetto di fogli per restituirlo sotto ormai acquisito.
• A volte manutenzione del computer fatta da un professionista da remoto per risparmiare tempo e denaro (ma era esitante perché della banda larga non ci si poteva fidare).
Il fax non sono mai riuscito ad inviarlo e riceverlo per computer. Era una funzionalità economica, comodissima, rapidissima e prevista ma nessuno mi ha saputo, o voluto, sistemare il PC per farlo. Tutto pronto ma impossibile. Dovetti comprare in più il solito tel./Fax che, oltre la scomodità e costi della stampa ed archiviazione dei documenti da inviare, spesso perdeva i “colpi” anche lui.
Ero pronto per l’abolizione della carta ma per gli altri era troppo presto.
Per qualche anno, prima di aprir ditta e per tutta la sua durata, ho fatto questa vita: sveglia alle 4 e mezza . A dormire da mezzanotte alle una. Neanche il tempo per andare al gabinetto. Tutti i giorni. No domenica, Natale e tantomeno ferie.
Per aver pochi soldi da investire e in fondo nessun’altra possibilità cercai di fare come lo scemo della canzone di De Andrè che voleva imparare la Treccani a memoria. Lo feci per riuscire a guadagnarmi il pane quotidiano in economia investendo i pochi soldi di famiglia. Chi seguì la mia vicenda disse che feci qualcosa di titanico e vide poco. Ma è servito solo a farmi perdere un sacco di soldi e gli ultimi anni buoni di vita.
In Italia l’unica vera soluzione è il posto statale come è sempre stato o, come privato, potersi attaccare di sicuro a succulenti appalti periodici garantiti dello Stato nelle solite cose decise dallo Stato. Insomma: attaccati al carrozzone e resta infilato lì come una zecca tra i peli di un cane fino alla pensione. Non c’è altro da fare per la gente come me che in pratica non ha diritti ma solo il dovere di pagare.
Naturalmente l’orario di lavoro era periodicamente diviso tra l’attività vera (realizzazione del sistema produttivo e di campioni da inviare) e l’uso dei sistemi informatici per proporsi.
Questo lo dico per evidenziare che molto spesso sono stato al PC dalle 12 alle 18 ore al giorno. A volte, nella ricerca dei clienti, per sbrigarmi dovevo usare due computer contemporaneamente perchè troppo lenti. Mi faceva così male il sedere che sono stato costretto ad organizzare una posizione semi sdraiata risultata molto comoda e produttiva.
Quindi pur non essendo un tecnico di sistemi informatici, come utilizzatore finale casalingo ne ho più volte toccato con mano i veri limiti e contraddizioni. Nonostante le spese continue e due computer che si alternavano nei guasti mi hanno fatto tribolare come un cane e perdere un sacco di tempo.
Se non mi fossi fidato del parere di un bravo ragazzo appassionato di informatica e non avessi comprato i computer affidandomi per ogni cosa a terzi avrei finito i soldi stanziati molto prima, avrei faticato molto meno ed avrei sprecato molto meno tempo. Avrei potuto continuare ad andare in palestra ed essere attualmente in ottima forma e salute e non un flaccido mezzo rincoglionito quale sono adesso.
Avrei terminato molto prima le mie sventure e forse sarei già a godermi la vita e far figli in qualche paese a basso costo in attesa della mia pensioncina privata.
Bel sogno. Ma questa è un’altra storia.
Egr. Onorevole, per finire, nel vostro programma per l’informatizzazione stia molto attento.
Non faccia come l’On. ……, allora in carica a Milano, che voleva dotare gratis ogni famiglia della città
di un PC.
Povero illuso (speriamo) da chi, ad altissimo livello, gliene aveva decantato le meravigliose possibilità teoriche glissando sugli enormi problemi reali. Non so cosa poi sia successo ma di sicuro quei poveri computer donati coi soldi di quelli come me, sarebbero presto finiti come soprammobili con un bel vaso di fiori sopra. Chissà quanta gente si sarebbe allontanata definitivamente perchè rimasta scottata dalle spese di manutenzione e difficoltà continue.
In fondo io ho un vecchio amico della mia età, lavoratore dipendente praticamente statale, che non ha mai avuto bisogno neanche del cellulare.
Bene che vada, l’eterno problema dei consiglieri del Re.
Ma bisogna vendere a tutti i costi ed attaccarsi al carrozzone dello Stato (che non ha problemi di spesa perché poi aumenta le tasse coattivamente senza sentire la volontà del popolino che è ancora un oggetto nelle mani di un antico monarca). È l’unica vera fortuna che possa capitare nella vita insieme alla vincita al superenalotto.
Anche per me sta per arrivare il momento che finirò i soldi e non potrò più fare manutenzione al computer. Dovrò abbandonare tutto e, considerando la frenetica corsa alla novità incompatibile col precedente, per sempre.
Un’altra volta tanti soldi, tempo, vita e fatiche per nulla.
Stanno preparando gradualmente da anni un paese solo per ricchi.
Che dire? Siamo stati onesti fino all’eroismo e stiamo pagando e pagheremo per questo fino alla morte.
Purtroppo nell’Italia ricca della mirabolante Costituzione (e del Vaticano) vige, nella realtà, la legge non scritta dei pirati: chi rimane indietro viene abbandonato al nemico.
“Relazione” Hardware-software.
Il computer nuovo.
Tre mesi di utilizzo e poi un malfunzionamento gradualmente sempre maggiore di tutti i programmi con finale perdita della LAN e connessione Internet.
Il computer è un HP Pavilion a6220 nato con Vista preinstallato (mi hanno costretto a pagarlo) ma operante con un “downgrade” ad XP prof. compreso nel prezzo di Vista. Veramente io XP ce l’avevo ma mi avevano rifilato la versione OEM per forza. Essendo OEM non valeva per il nuovo computer anche se l’avevo pagato e gli XP sono tutti uguali, non si consumano e ci fai sempre le solite cose. Comunque, anche ad avere avuto XP trasferibile, avrei dovuto comprare lo stesso Vista perché preinstallato. Non si deve più poter risparmiare.
Mi sono rivolto ai superesperti (un esperto non basta in queste cose) per avere la sorpresa che non fanno più interventi a casa. Bisogna portare il computer da loro. E dopo chi mi riconfigura la LAN & C.? Ma ormai non ero più una ditta.
Dovevo trovare altri. Purtroppo mi sono reso conto a mie spese che esistono due livelli almeno di competenze in chi fa manutenzione ai computer: chi si arrangia, destinato ai casalinghi e chi lo sa fare destinato alle industrie e banche. I manutentori per casalinghi ad ogni problema formattano tutto, i superesperti no. Ancora mi ricordo quando ho conosciuto da ditta il superesperto che mi ha aiutato fino poco tempo fa. Quando gli ho fatto sapere che i suoi predecessori mi avevano formattato i computer tre o quattro volte ha esclamato: “Ma lei formatta?” era proprio scandalizzato. Così ho capito che non è normale come volevano farmi pensare e ci credo, con tutto il tempo (giorni e giorni senza fine) che poi bisogna perdere per rimettere tutto dentro ed a posto (a meno che si usi il computer solo per le chat).
Visto che ormai non potevano più aiutarmi gli ho chiesto di fornirmi l’indirizzo di qualcuno come loro che intervenisse anche a domicilio. Uno di loro mi ha dato l’indirizzo di suo fratello.
Consegnato il computer mi richiama dopo un bel po’ di tempo, fortuna che non sono più ditta.
Altra brutta notizia. Il superesperto, dopo ben quattordici giorni di fatiche ed aver trovato banchi di memoria non HP sospetti, non ha saputo far meglio che sostituire i banchi di memoria, formattare ed installare il nuovissimo Windows 7 al posto dell’ottimo, collaudato e familiare XP. Mi ha detto che è stato necessario per garantire il corretto funzionamento hardware-software. In pratica secondo lui il buon povero collaudato XP non garantiva una compatibilità con il nuovo hardware. Nel frattempo però pensavo che il nuovo HP era nato abbinato a Vista e non per Windows 7.
Vacci a capire qualcosa.
Facciamoci il segno della croce che è meglio: “ave, Caesar, morituri te salutant”. Avevo un esuberante, per i miei usi, ottimo XP e mi è toccato prendere Windows 7 per forza. E ora si ricomincerà a soffrire. Ero rimasto all’interfaccia Windows 98 che per me era il meglio: che sono tutti quei colori di XP originale e quello stile stondato che perde spazio? Distraggono, disturbano e basta. Windows per me è un mezzo, uno strumento e non un fine. Ho visto che la critica ai colori è venuta anche da un articolo scritto da qualcuno ben più esperto di me che li trovava affaticanti nelle ore.
Poi sarà cambiata la disposizione e l’aspetto di tutti i comandi in barba della legge ergonomica che stabilisce che i comandi siano tutti diversi tra loro ma sempre uguali a loro stessi nel tempo e posti sempre nella stessa posizione.
Sarò costretto a imparare tutto di nuovo. Ma non si può.
Ho imparato a scrivere con le dieci dita su una macchina meccanica Olivetti in cui per fare il punto bisognava schiacciare il tasto del maiuscolo. Nelle tastiere di oggi non c’è bisogno, anzi non si deve: se si fa escono i due punti. A distanza di tanti anni, quando mi lascio andare alla scrittura, il movimento imparato per primo prende il sopravvento e per fare il punto schiaccio il tasto per il maiuscolo.
Quel che impara il “corpo” per primo poi non lo dimentica più. È una regola che ci insegnò anche il maestro di lotta giapponese: “imparate i movimenti subito in modo perfetto o non vi libererete più degli errori”.
Ma questi geni non lo vogliono capire: “falli giocare”.
Noi dobbiamo solo giocare e pagare.
Il problema è che queste cose fanno perdere un sacco di tempo e fatica. Invece al computer bisogna essere più veloci possibile. A me fa già male il sedere, l’avambraccio del mouse e mi si appanna la vista per il tempo che ci sto.
Poi il danno di Office: Windows 7 va solo con la nuova versione del solito Office. La vecchia efficientissima versione 2003 è incompatibile. Ricompra Office per fare sempre le solite cose che faceva benissimo la versione vecchia e sicuramente anche lì avranno cambiato disposizione, forma e colore dei comandi.
Poi la perdita di Photoshop 7 e l’utilissimo Acrobat 5. Naturalmente anche loro sono incompatibili.
Per finire il problema del programma di masterizzazione per i Back Up. È gratuito ma anche lui avrà cambiato tutto. Dalla versione 6 sono già alla 9. Non essendo professionale è espressamente concepito per “divertimento”. Nella pagina di registrazione obbligatoria è scritto: “divertiti!”. Io mi divertivo a far l’amore (ma era infinitamente di più di un divertimento), a stare a cena con gli amici, a fare un viaggio di piacere.
I marziani sono tra noi.
L’antivirus.
Questi superesperti che lavorano nel computer, sul computer, con il computer, per il computer e solo per lui, hanno la spiacevolissima tendenza a cambiare in continuazione la marca di antivirus. E naturalmente tutta la disposizione, tipo e colore dei comandi, dei percorsi e delle finestre. Bisogna imparare tutto di nuovo. Quasi ogni anno. Forse per loro è divertente.
Praticamente in pochi anni te li fanno studiare tutti e non ti servirà perché anche la stessa marca cambia aspetto (inutilmente) nel tempo. Tutti gli antivirus sono oggi uguali anche per quantità di risorse assorbite quando “girano” (rallentano paurosamente il computer) ma loro te li devono far provare tutti non si sa perché. Forse per loro è divertente.
Ora c’è il capitolo del rinnovo on-line dell’abbonamento.
Io ho cominciato con il Norton. A quell’epoca mi formattavano i computer molto spesso a causa di frequentissimi malfunzionamenti che i comuni esperti di allora non riuscivano a risolvere [con perdite di tempo enormi a fare i Bk di Gb di dati in CD che allora erano max. 750 MB e risettaggio di tutti i programmi con relativa reimportazione dei dati (sembra arabo vero?)]. Ogni volta bisognava reinstallare Il Norton e riattivarlo on-line. Ma siccome hanno tutti paura che la copia sia abusiva, fanno di tutto per complicare al massimo le cose.
Naturalmente con le complicazioni escono sempre un sacco di problemi. Problemi che buttano tutti sulle spalle del consumatore imponendogli di studiare una quantità enorme di documentazione on-line che poi risulta inutile. Oltretutto si rendono anche irreperibili a qualsiasi richiesta di informazioni o lamentela. Per trovare un numero di telefono (non e-mail!) ho dovuto faticare giorni interi per sentirmi dire: “se non vuole problemi non faccia on-line ma compri il disco”. Per risarcirmi della quantità enorme di tempo che mi avevano fatto perdere (anche all’esperto). Mi hanno offerto un prolungamento gratuito di due anni dell’abbonamento. Poi, l’anno successivo, ho dovuto cambiare per la disperazione l’esperto con un superesperto che finalmente ero riuscito a trovare. Faceva parte di una ditta che lavorava per le industrie.
È stato come è stato che una delle prime cose che ha fatto è stato cambiarmi l’antivirus dicendo che il Norton si impossessava troppo di tutto il sistema, facendomi perdere quello che avevo imparato ed il prolungamento gratuito dell’abbonamento.
Si vede che sono tutti ricchi.
Internet Explorer 8
Ora ci sono le finestre del nuovo IE 8 che se si chiudono in una posizione diversa dal solito (non le apro quasi mai del tutto) poi si riaprono lì per le prossime “cento” volte. A me fa male l’avambraccio nel continuo ripetitivo movimento di spostarle nel loro solito posto. IE6 era, per me, migliore. Già da IE7 hanno introdotto questa caratteristica che per me è una iattura. Poi tutte le nuove funzioni che a me non servono: non posso passare il resto della vita ad imparare i nuovi cambiamenti, io ci devo “lavorare”.
Cosa servono tutte queste complicazioni se in Internet per quelli come me non c’è praticamente niente di utile?
Quando studiavo per i concorsi per l’insegnamento, dicevano che i corsi di aggiornamento per l’insegnante erano divisi in tre fasi: apprendimento, “digestione” ed integrazione con il preesistente e resa all’alunno. Rispetto il vero mestiere di insegnare, le prime due fasi erano una notevole perdita di tempo sottratta all’alunno.
Questi signori non vogliono capire che non si può studiare all’infinito in continuazione. Alla fine non si fa mai nulla di utile. Ci si riduce a macinare l’acqua nel mortaio col pestello tutto il giorno di buona lena e pagando pure per farlo.
Volessero trasformarci in sacerdoti celibi dell’informatica? Polli di allevamento che vivono solo per loro chiusi tutto il giorno nella loro stia (la vera fidelizzazione)?
Ma almeno i polli non pagano, non faticano e gli danno da mangiare gratis. In fondo tutti dobbiamo morire prima o poi ed anche qualche giovane muore a vent’anni cannibalizzato come un pollo dalla società che gli ha proposto e venduto la droga o le auto troppo sportive.
Lo scopo della vita è crescere, innamorarsi e frequentare una ragazza, sposarsi ed avere figli, educare i figli ed aiutarli a fare nipoti. E cercare di restare in salute. È tutto. Tutto il resto è “verdura” ed anche di cattiva qualità. Ma questa gente non lo vuole capire o peggio non gliene frega niente di quelli che li pagano.
In pratica questa gente lavora in una democrazia teorica capitalistica ma in pratica hanno abolito la proprietà privata. È come se ti togliessero l’uso di qualcosa ancora in perfette condizioni dopo poco tempo. È come se se lo riprendessero. In tutto è una inevitabile tassa annuale di un Re per l’uso della sua terra che non si consuma mai (ma che non ti dà il pane quotidiano neanche per te solo). E possono avere anche i “Contractors”, o milizia privata, come i Re.
I computer li fanno fragili e durano così poco in modo da obbligare a ricomprare tutto ogni volta che bisogna cambiarli. Ho un amico che ha comprato un portatile. Pur avendo le mani da signorina ed una estrema delicatezza di tocco abbinato ad un raro uso del computer, dopo poco gli si è rotto il “cassetto” del DVD. Quando lo vai a riparare senti sempre la solita storia: “le conviene ricomprare un computer nuovo”.
Una volta non era così.
Sono concepiti per durare il meno possibile ed essere ricomprati spessissimo per fare sempre le solite cose che faceva benissimo la versione anche molto vecchia.
Sono tutti d’accordo: deve diventare normale. Possibilmente per legge.
Ho conosciuto un vecchio impiegato che lavorava da una vita con una calcolatrice ancora meccanica! Le sue dita volavano e non guardava mai la calcolatrice. La produttività era impressionante.
La visualizzazione.
Ora mi troverò con il nuovissimo Windows 7 ma ancora con la vecchia dimensione della visualizzazione delle pagine Internet. Ma già alcuni siti adottano le dimensioni più “grandi” che non stanno nel mio schermo. Ora per fare entrare le nuove pagine nel mio schermo dovrò ridurle e renderle molto meno leggibili così aumenterà la mia fatica che ho già la vista che si appanna.
Ma perché soffrire e rovinarsi la vista? Compra un megaschermo ultrapiatto nuovo!
Non si finisce mai. Non deve mai finire la cuccagna per certa gente e poi sono già arrivati i 64 bit da tempo che soppianteranno (incompatibili) i vecchi hardware e software a 32 bit.
Tutto questo per scrivere una lettera o poco più perché un blog o un sito non lo vanno neanche a guardare. È indicativa l’assenza di commenti nella stragrande maggioranza dei blog visitati di gente non famosa e poi le statistiche dicono che un blog ha circa dieci lettori in media.
Anche il superesperto ha convenuto, alla fine, che chi ha pochi soldi rimane in breve fuori da tutto il sistema dopo averlo pagato e faticato per inserirsi.
5nov09: Windows 7
È arrivato Windows 7. http://superblog.tgcom.it/wpmu/2009/10/22/finita-lattesa-con-windows-7-si-dice-addio-a-vista/ (vedere il commento di Fabio). Mi hanno riportato il “nuovo” computer con Windows 7 installato. Intanto non avevo detto che questo “nuovo” computer ha bisogno di una presa adattatrice per poterlo collegare con il vecchio buon monitor da grafica Philiphs aumentando così la lunghezza della “mensola” dell’insieme in modo pauroso esponendo enormemente la presa della torretta ad urti con conseguenti disastrose rotture. Ma il motivo della scarsa compatibilità del vecchio monitor purtroppo c’è. Appena il superesperto ha avviato il PC, Windows 7 si è regolato automaticamente sulla massima risoluzione offerta dal vecchio monitor: 1920x1440 facendo risultare ogni cosa piccolissima sullo schermo 19 pollici. Il superesperto ha detto: “qui ci vorrebbe uno di quegli schermi ultimo modello grandi così” e mi ha mostrato una superficie almeno doppia se non tripla. Roba da ricchi o da professionisti super pagati. Comunque pochi eletti.
Su mia richiesta ha regolato la risoluzione in modo da riuscire ad accogliere i nuovi siti che risultano più grandi dello schermo. Naturalmente la risoluzione impostata è superiore al classico 1024x768 e tutto risulta più piccolo. Una ulteriore conferma che oggi è tutto costruito per la gioventù e solo per essa. Bisogna avere i sensi perfetti di un ventenne ed entusiasmo e capacità di adattamento di quell’età altrimenti non si finisce mai di soffrire anche fisicamente e, naturalmente, la produttività ne risente. Ormai la mia vista non è più come una volta e fatico sia da troppo vicino che da una certa distanza. Anche a regolare la risoluzione su quella vecchia gradatamente tutte le pagine “usciranno” dallo schermo obbligando ad un superlavoro il braccio già indolenzito (bisogna essere giovani così non fa mai male niente). La soluzione sarebbe spendere un capitale e comprare uno dei nuovi monitor giganti ma per farci cosa? Ma se non lo fai devi soffrire sia psichicamente sia fisicamente. Questi còsi sembrano dire: o tutto o niente. Roba da ricchi.
L’unica vera soluzione è: largo ai giovani (che ancora non sanno).
Quelli della mia età devono essere messi in pensione dallo Stato definitivamente (perché la società è senza coscienza e cannibale) ed esser messi a far figli (se ancora ci riescono) o ad aiutare quelli che hanno già.
Ormai hanno fatto diventare l’essere umano comune come un cavallo da corsa: dopo una breve carriera è meglio o metterlo alla riproduzione o farne bistecche.
I ricchi alla riproduzione ed i poveri per bistecche e lo stanno già facendo.
Poi il superesperto ha cominciato ad illustrarmi entusiasticamente le novità del tutto. Guardavo lo schermo e mi sembrava di essere diventato completamente scemo. Un disorientamento profondissimo con angoscia che generava un netto rifiuto psicologico di ogni cosa. Anche di quelle già imparate. Immediatamente ho chiesto se si poteva riportare l’aspetto a quello di Windows 98. Il superesperto mi ha guardato serio ed ha detto: “per me Windows 98 deve rimanere nel ‘98”. Comunque ha cercato la funzione e trovatala la ha azionata. Tutto è ritornato un po’ più familiare ma il superesperto, tutto seccato, ha esclamato: “ecco, mi hai ammazzato tutti i giochini”.
Cosa gli vuoi dire?
Alla fine mi ha detto che forse mi ci sarebbe voluta una settimana per orientarmi ma io gli ho risposto che ci sarebbe voluto almeno un mese (ma certamente molto, molto di più).
Per l’ennesima volta mi sono reso conto quanto è difficile per qualcuno mettersi nei panni di un altro. Quando si acquisisce una mentalità (specie da piccoli) non c’è più niente da fare. È inutile cercare di spiegare. Anche se intelligentissimi proprio non riescono a capire.
Volevo l’ottimo XP che avevo e me l’hanno tolto per forza. Avevo comprato la versione non OEM trasferibile da un PC all’altro e mi hanno tolta anche quella. Avevo comprato l’ultimo computer della mia vita e me l’hanno invalidato infilandomici a forza Windows 7, ormai per me è come guasto. Tutti soldi buttati via.
Hanno trovato il modo di abolire la proprietà privata degli altri nel capitalismo.
È che le leggi davanti ai veri soldi non esistono veramente. Diventano una questione di opinione in cui chi ha più soldi ha più opinione (ed ha anche i contractors o mercenari come nei regni medievali).
Pensiamoci!
Ho spento il nuovo computer, ho scambiato le prese dei monitor e ho ricominciato a “lavorare” con il vecchio PC. Per il nuovo vedremo più avanti. Forse.
Adesso ho da “lavorare”.
Il superesperto
Mi ha ricollegato il computer di corsa! Ma non ha fatto le condivisioni per LAN per entrambi i PC. Solo dal nuovo al vecchio ma non dal vecchio al nuovo. È sempre così per qualcosa.
I superesperti.
Comunque ho visto che anche i superesperti perdono i colpi davanti a questa forsennata ed inconsulta corsa al nuovo o semplicemente diverso. E poi ho notato, e me l’hanno onestamente confermato gli interessati, che esistono almeno due livelli di competenze non dichiarati. Quello per le industrie e le grandissime aziende e quello per quelli come me. Ormai non essendo più una ditta sono stato declassato. Il superesperto per aziende da me non ci viene più a settarmi la LAN dopo la formattazione. Insomma devo capire che sono diventato un consumatore finale casalingo. Devo stare al mio posto con quelli come me.
Eppure non ho mai tirato sul prezzo.
È facile capire che le responsabilità di un superesperto con un bel contratto di manutenzione con una grande azienda sono molto diverse di quelle che ha verso di quelli come me: se non risolve i problemi subito e bene lo fanno chiudere e forse per sempre.
14nov09, l’ammissione pubblica: XP ancora validissimo
Oggi ho letto la notizia vecchia di qualche giorno della dichiarazione di uno dei responsabili Windows che ha dichiarato XP ancora validissimo.
Me ne ero già accorto ed io lo definirei a tutt’oggi enormemente esuberante per qualunque utente finale casalingo. Anche il vecchio Internet Explorer 7 era eccellente (ora sono già a IE8). Eppure tutti premono per farti avere l’ultimo aggiornamento che posso dire per esperienza, inutile.
I Back-Up.
L’aggiornamento era necessario per i Back-up dal floppy disk di 2,5 Mb al CD da 750 Mb. XP non riconosceva ancora come unità di Back-up i CD e rinviava anacronisticamente di predefinito al floppy dove non ci stava quasi nulla. Era utile dal CD al DVD dual layer da 8,5 Gb. Ma adesso basta.
Anche i contemporanei Blue ray di capienza 54 Gb, sono molto più delicati del normale DVD ed è probabilmente cominciata una involuzione dovuta ai limiti massimi caratteristici del “supporto”.
Anche le attuali unità HD esterne, chi le vende mi ha detto che basta un colpo e sei fritto.
Questo per il Back-Up dei dati.
Il fatto è che che continuano a correre perché la gente vuole farci le copie pirata dei film che poi vedrà nella sua pay-tv e poi nei canali gratuiti dopo poco. Quelli che non arriveranno in televisione comunque probabilmente non vale la pena di vederli o registrarli. Per trovare quelli che vale la pena registrare bisognerebbe non fare altro nella vita.
Ma, come all’epoca del videoregistratore, vogliono registrarli lo stesso. Ma poi, li riguarderanno mai?
In proposito mi ricordo la guerra continua tra produttori di film e musiche su DVD e produttori di programmi per piratare i DVD.
Incredibile! Pur essendoci il diritto di autore ed il Copyright possono produrre e vendere alla luce del sole in tutto il mondo programmi per copiare opere protette (che spesso non valgono il supporto per copiarle).
Chi è onesto è proprio fesso?
Il software
Nei programmi (software) hanno provato e cercano di introdurre un concetto nuovo e farlo diventare normale: aboliamo in pratica la proprietà privata dell’ acquirente consumatore finale e trasformiamolo in un suddito che deve pagare tasse periodiche (possibilmente annuali) per usare la proprietà del “Re”. E se non paghi più le tasse, il Re si riprende quello che ti aveva dato in concessione con tutte le fatiche e spese che ci avevi fatto sopra. Con la differenza che chi adoperava la proprietà del monarca ci traeva il sostentamento per la propria famiglia e noi no.
Praticamente ti vogliono vendere all’infinito sempre le stesse cose che fanno le stesse cose e che non si usurano nemmeno.
Solo chi ha un ottimo reddito fisso garantito (statale) può essere certo di permetterselo senza perdere soldi, tanto tempo e fatica il giorno che non potesse più pagare le “tasse” al “Re”.
In più non puoi avere quel che vuoi tu (che esiste ed è in uso) ma devi comprare quello che vogliono loro: l’ultima versione.
Non si è mai sentito!
Da questo si vede che oggi i veri guadagni non si fanno dando in cambio del vero unico valore riconosciuto dei soldi qualcosa di reale ma con la forza bruta dell’imposizione, del numero e di leggi su misura, cercando di creare bisogni che fino a pochi anni fa non esistevano e forse la povertà in Italia si sentiva di meno.
Sembra che non sia cambiato nulla dai tempi poverissimi del nonno di un vecchio agricoltore che mi donò l’essenza di generazioni di esperienze di vita, nella società, riassunte in una frase in dialetto:
“Dagli a dì pè faglie intenne tì cojon pè faglie spenne” (dagli a dire per fargli intendere ai coglioni per fargli spendere).
All’indomani della dichiarata democrazia mio padre chiese ad un pastore incontrato mentre stava lavorando, cosa pensasse della nuova democrazia. Il pastore, cantando e battendosi le mani sulle cosce a ritmo, rispose: “fratellu d’Italia d’Italia fratellu tu metti lu culu io metto lu ucellu”. Non sapeva ne’ leggere ne’ scrivere ma aveva capito subito tutto.
Adesso vogliono imporre visualizzazioni di superiore qualità con miliardi di colori (la pagina internet risulta più grande dello schermo e se la riduci con Internet Explorer i caratteri risultano troppo piccoli per essere letti). Questo servirà senz’altro a Benetton e colleghi a vendere on-line su megaschermi le loro magliette, dando l’illusione di vedere la qualità del tessuto, ma per quelli come me è solo un’altra spesa improduttiva.
L’unica bella estetica che la società accetta di pagare è quella delle donne ma questa gente pretende di farci pagare la loro estetica per forza.
Quando si cura tanto la “cornice” vuol dire che il dipinto è scadente. Il fatto che puntino soprattutto sui nuovi aspetti estetici delle interfacce senza riguardo per i principi dell’ergonomia (che dice che i comandi di una macchina devono essere tutti diversi tra loro ma avere sempre la stessa posizione, forma, colore, volume, etc.) dice che questa roba non è per lavorare (utile) ma per giocare. Povere generazioni di scienziati dell’ergonomia, tanto lavoro, dedizione e spese per nulla, Tutte le loro fatiche ed investimenti dimenticati nel solito gigantesco archivio seppellito chissadove.
Comunque non sono per il popolino che deve giocare, spendere e non avere mai qualcosa di qualità decente e duratura. E per ogni cosa per il “pollo” casalingo è così.
Viene anche da pensare che tutto questo tentativo di rastrellamento di denaro dai poveri polli casalinghi che comprano PC e banda larga fine a se stessi, serva solo a finanziare la ricerca per le grandi industrie che vogliono far pagare il loro progresso ad altri.
La incredibile vicenda dei programmi OEM.
Sono riusciti a toglierci la proprietà privata nel capitalismo per legge.
Da sempre quando compravo un disco di musica 45 giri o una “audio-cassetta” questi rimanevano miei e li potevo usare su qualsiasi apparecchio anche non mio. C’era il concetto, antico come l’umanità, che l’oggetto comprato si potesse usare, con tutte le sue proprietà, come si volesse e prestare a chi si volesse. Da sempre qualcuno addirittura affitta ad altri gli oggetti che compra.
Negli OEM no.
Se il computer dove è si rompe, addirittura non si può copiare nel computer nuovo e si assicurano che tu non lo possa fare.
Loro tentano con chissà quali contorcimenti e sottigliezze legali (a costo di introdurre leggi nuove con chissà quali contorsioni e sottigliezze) di far diventare normale una cosa che non lo è.
Per legge si può fare almeno una copia del software e questo riconosce la identità separata del software dall’hardware e la proprietà privata.
Invece loro fanno di tutto per rendere la copia più difficile possibile. In primis non dandoti più un CD col programma.
L’esperto copia tutto lo stesso, il pollo come me no.
Questo sarebbe al limite accettabile ( ma non deve esserlo) in caso che hardware e software funzionassero insieme senza problemi per almeno dieci anni (la durata media di un hard disk).
Ma non è così.
Come ho già detto è un sistema instabile e fisicamente fragile.
Mai che un governo adottasse sottigliezze e contorsioni per i poveri. Si, per farli pagare ancora.
Linux come alternativa a Windows
Molti diranno sicuramente che non esiste solo Windows, con le sue colossali spese e fatiche per essere aggiornati, ma che c’è anche il gratuito Linux. Non lo conosco ma siccome chi lo fa non guadagna una lira non penso che perda tempo a rivoluzionare inutilmente l’aspetto e la posizione dei comandi. Forse nel tempo cambierebbe pochissimo (se no sarebbero pazzi).
Si, c’è Linux ma bisogna incominciare subito con lui. Perché se no bisogna imparare tutto di nuovo ed io sono troppo stanco e vecchio per farlo. Inoltre ho letto e sentito dire che non supporta tutto quel che c’è sul mercato. Pare avere più limiti di Windows. Mi hanno anche detto che ormai computer con Linux preinstallato non ne vendono quasi più.
Nella mia vita ho dovuto imparare che le cose gratis non funzionano veramente ed il fatto che Linux funzioni è già un miracolo altruistico incredibile.
Internet
Attualmente con il vecchio computer con CPU 1800, ci vogliono spesso 46 secondi di tentativi per connettersi ad un sito internet. Copernic spesso “torna indietro” senza risposte per non aver potuto collegarsi ai motori di ricerca. Quattordici secondi per visualizzare la prima pagina di un sito internet (in un ora si fa ben poco).
Non si può andare avanti così ma bisogna. Mi faranno venire l’infiammazione al tendine del tunnel carpale.
È un sospetto ma, considerato tutto quello che ho letto sull’argomento tempo fa, c’è da pensare che al minimo della banda larga (7 mega per risparmiare) non danno la banda garantita sufficiente ad evitare problemi. Mi sembra di ricordare che era più svelto quando c’erano i 4 mega che ora. Allora, quando usavo Internet per la ricerca di clienti, usavo due computer per volta per ore e non perdevano mai un colpo. Guardando nelle condizioni di fornitura vedo che la banda non è garantita e la minima sotto la quale si può disdire non è certo specificata gravando l’utente di andarsela a trovare e riuscire a verificarla fuor di ogni dubbio. Forse, per non soffrire anche fisicamente e perder tempo, bisogna avere i 20 mega con relativa banda garantita (in 20 mega un po’ ne rimarrà pure!). Ma questo nei contratti non è mai specificato.
Anche se dipendesse dal computer vecchio (insieme di hardware e programmi) il discorso non cambia: ormai non ti ci guardano neanche più (è proprio così). Ti dicono di cambiare tutto e così rincominci a soffrire e perder tempo pagando per un altro verso.
L’unico vero scampo è fare come ha sempre fatto un mio amico: essere statale e non avere neanche il cellulare.
I codici penali, civili etc. che sono di basilare importanza e di cui non è ammessa l’ignoranza (bel sopruso con la complessità “dolosa” della materia) non sono disponibili efficientemente on-line (dovrebbe essere una priorità per lo Stato). Comunque se lo Stato si decidesse, con certe forme mentali degli addetti ai lavori, chissà che costosissimo pasticcio verrebbe fuori.
Poi ci sono quelli che ti rendono disponibile il codice penale sul loro sito ma non vogliono che si copi nulla come se il codice lo avessero inventato loro. Essendo avvocati chissà che cavilli avranno scoperto per appropriarsi di una proprietà pubblica. Ma in fondo il segreto è proprio questo: lucrare con la proprietà di tutti che tutti pagano.
Mi sono divertito a tentare di consultare la “Gazzetta Ufficiale” on-line (che costi gli abbonamenti!). Pur avendo studiato di tutto per 47 anni non sono riuscito a capire come ricavarne qualcosa.
Impressionante! I marziani sono tra noi e non ce ne siamo mai accorti.
Anche l’ISTAT fornisce i suoi dati solo su carta. Non è previsto lo scaricamento da Internet.
Internet è uno strumento eccezionale per i giornalisti e per chi fa pornografia e affini ma gli altri possono farne a meno.
La “storia” dei siti internet
Poi c’è una storia sui siti internet. Il mio superesperto di siti di quando avevo ditta, mi ha raccontato di una CNA (o organizzazione analoga, non ricordo la sigla) che quando ha voluto fare il proprio sito internet si è rivolta a persone che glielo hanno fatto in economia chiedendogli meno degli altri. Ma. Per farglielo hanno usato dei siti preconfezionati open source che in origine sono addirittura gratuiti e quindi non ci hanno lavorato. Per poco che abbiano chiesto è stato un guadagno spropositato. Inoltre c’è da considerare che questi siti preconfezionati possono avere degli “errori” che i motori di ricerca notano subito declassandoli fin fuori della visualizzazione normale possibile di una comune ricerca internet.
Praticamente è inutile avere un sito internet così perché non ti trovano.
Per avere una pallida idea si può vedere: http://www.gdmtech.it/ . Accennano a 5 000 euro minimo per la realizzazione di un sito aziendale ma a me hanno fatto spendere molto, molto meno ed era in buona posizione. Per un vero sito da adibire a blog con foto e filmato 800 euro più costi del dominio e server (che non sono alti).
Youtube ed affini
C’è la moda dei video su Youtube ed affini anche per pareri e “relazioni” di esperti di vari settori. Male. Io preferisco il testo scritto che mi permette di essere o più veloce o di meditare su determinate parti magari copiando ed incollando parole chiave per ricercare argomenti specifici. Anche in inglese il testo scritto mi permette una comprensione che il parlato mi impedisce consentendomi anche di ricercare termini sui vocabolari on-line.
La pubblicazione di interviste o pareri solo su Youtube significa diminuire la possibilità di rifletterci su e sottrarli alla comprensione di chi non parla la lingua usata.
Ma forse per chi pubblica solo con video basta la sensazione di esserci ed una superstiziosa speranza.
L’utilità di Internet
Una vera utilità pratica di Internet per gli esclusi, che potrebbe giustificare la spesa e la sua esistenza, sarebbero le informazioni on-line gratuite sul costo della vita e simili nei paesi in via di sviluppo e terzo mondo confrontato con l’Italia, concepito per chi dovesse o volesse espatriare come me (un’altra volta dirò perché bisogna).
Sarebbe un dovere dello Stato mettere a disposizione questi dati al popolo italiano. Per lo Stato sarebbe facilissimo e secondo me questi dati già li ha. Se lo Stato e la ricca società non ci vuole dare nulla e vuole continuare a rapinarci. Lo Stato deve almeno darci la possibilità di emigrare dove possiamo fare una vita decente.
Invece neanche questo.
In pratica le ambasciate, pagate con i soldi di quelli come me, servono principalmente ai ricchi o quasi ricchi
anche in questo caso.
Ci potrebbero dare un fiume di informazioni di vitale importanza gratis (magari solo agli esclusi) ed invece nei loro siti non ci sono neanche scritte le sole condizioni astratte per ottenere la residenza perpetua nella nazione dove risiedono.
Eppure esiste almeno un sito che vende le informazioni necessarie per un espatrio ma solo verso pochissimi paesi. Poi sono privati.
Invece lo Stato potrebbe garantirmi la verità ed il disinteresse delle informazioni date.
È che siamo ancora all’epoca del Re ed è normale.
Quando una cosa è o diventa normale si finisce per accettare le cose più incredibili.
O molto peggio.
La vita, anche per chi crede, è una sola e finisce subito. Poi in democrazia, la mia vita vale la tua e la tua vale la mia.
E oggigiorno siamo tutti inutili: ci sono le "macchine".
Pubblicità in proprio (spam?). Luminosa teoria e triste realtà.
Quando comprai il mio primo computer per la ditta, il mio intento secondario era quello di farmi pubblicità da me visto che potevo rivolgermi solo a professionisti ed altre aziende.
L’e-mail non è molto efficace come mezzo pubblicitario ma almeno è teoricamente quasi gratis e avrebbe dovuto richiedere poca fatica e poco tempo.
Prima di comprare il PC, avevo chiesto per piccole pubblicità su riviste e invio lettere cartacee ma erano sempre prezzi proibitivi e per brevi periodi. Un vero dazio pesantissimo e anticipato del feudatario che lo impone preventivamente senza voler sapere se tu riuscirai a vendere la tua merce nel suo dominio e rifarti della sua tassa.
Ma la Camera di Commercio con le sue tasse, se non ci faceva pubblicità o non ci metteva in contatto con un rappresentante adeguato, che cosa ci stava a fare?
Chiesi per un rappresentante di commercio ma mi trovai davanti ad una realtà incredibile. Tutti volevano uno “stipendio mensile” con la percentuale sul venduto, senza dare garanzie in cambio (come ormai moltissimi altri oggi, compresi i galleristi) e questo anche ad altissimo livello, dove non volevano essere confusi con i rappresentanti (ma il lavoro era sempre quello).
L’unica strada era la pubblicità via e-mail in proprio, un sito Web ed un catalogo su CD che abbattesse totalmente le spese tipografiche e di peso di spedizione. Poi, stabilito l’interesse, i campionari.
Ho cominciato con Windows 98, Word 97 ed Outlook Express perché i venditori del PC, che trattavano con aziende vecchio tipo e uffici, volevano farmi risparmiare. Non sono potuto andare a scuola perché non avevo tempo: dovevo cominciare subito. Poi mi dicevano tutti di fare da me che potevo farcela.
Dopo aver superato una difficoltà iniziale enorme a causa del fatto che secondo me i realizzatori dei programmi erano mentalmente dei veri alieni che parlano solo tra di loro, mi sono accorto dei primi grossi problemi, creati apposta dai ricchi, rispetto alle speranze iniziali dei poveracci:
La netiquette dell’e-mail.
Si potrebbero inviare con poche brevi operazioni tantissime e-mail pubblicitarie alla volta (qualcuno dice teoricamente 50 000) una volta ogni tre mesi risparmiando un sacco di fatiche, tempo e perciò di denaro, ma non si deve.
Ai signori dà fastidio vedere il proprio nome ed indirizzo vicino a quello di un estraneo o sapere che non l’hanno spedita solo a lui. Peccato che tale invio strettamente personale non si possa sigillare con la ceralacca e profumare un po’.
Alla fine obbligano il non esperto all’invio personale con un enorme spreco di tempo e, a starci troppo, mal di fondelli e braccio.
Poi ci sono le forche caudine dei fornitori del servizio e-mail.
Se mandi troppe e-mail al “colpo” ti marchiano come spammer e ti possono bloccare il servizio.
Non importa se si fa solo una volta ogni tre mesi o sei mesi.
Una speranza infranta e possibilità invalidata per un discreto, onesto pagante, dai soliti sciocchi o disonesti che ci hanno pure guadagnato.
Il “Web crawler” o “grabber”.
Si potevano e si sarebbero potuti ottenere tutti gli indirizzi e-mail attivi con un programma completamente automatico di bassissimo costo che, in poco tempo, li raccoglieva da tutta la rete, mi sembra anche in base alle categorie desiderate.
Stessa cosa per tutti gli indirizzi internet dei siti divisi in categorie.
Una vera manna! Tutto automatico! Si poteva fare tutto da se! Che risparmio di tempo e denaro!
E invece no.
Sempre a causa degli sciocchi e dei disonesti che ne hanno abusato ad alto livello, è diventato proibito.
Poi, tanto, le ditte ed i professionisti hanno subito cominciato a mettere i propri indirizzi e-mail inerti come foto jpg. e ad usare i form.
Un’altra speranza infranta e possibilità invalidata per un discreto, onesto pagante, dai soliti sciocchi o disonesti che ci hanno pure guadagnato.
Il caso “Giallo Data”.
Allora mi sono rivolto all’allora partner Pagine Gialle che si occupava di pubblicità via e-mail per terzi: Giallo Data.
E qui l’enorme sorpresa: a parità di numero di invii, il cartaceo costava meno della metà dell’e-mail.
Però mi davano le statistiche!
Come è possibile che qualcosa di immateriale e completamente automatizzato come l’e-mail venga a costare più del doppio del supporto cartaceo che presuppone costi di materiali, tempo per operazioni di preparazione, costi di trasporto e recapito? Per le e-mail basta una persona e poco tempo, per il cartaceo molte persone e due o tre giorni almeno, usura di macchinari anche per trasporti, consumo elettrico e di nafta.
Si vede che sfruttavano la moda o che sapevano che l’e-mail ce l’avevano solo i ricchi e quasi ricchi che in teoria possono pagare di più ma a cui, in pratica, tutti fanno pure gli sconti.
Un’altra speranza infranta e possibilità invalidata per un discreto, onesto pagante. Distrutta dai soliti che ci hanno pure guadagnato un sacco di soldi ma stavolta per legge e, successivamente, favoriti definitivamente dalla Casa delle Libertà (infatti le libertà sono tutte, solo, le loro).
I pacchetti email acquistati
Dopo una ricerca affannosa ho trovato dei fornitori legali di indirizzi e-mail delle varie categorie anche all’estero a modico prezzo ma restava l’invalicabile difficoltà dell’invio singolo e del limite del provider.
La legge “Berlusconi & C.” (e i soliti ignoti).
A tradimento, la mazzata finale.
La famigerata legge “antispam” che ha finito di distruggere e “rubarci” ogni speranza di possibilità di e-mailing in proprio perché poveri.
C’erano le firme di tutti. L’ho visto con i miei occhi.
In pratica per inviare una e-mail pubblicitaria a qualche ditta o professionista bisognava spedire una, in pratica, pre e-mail pubblicitaria in cui si chiedeva il suo consenso scritto per inviargli e-mail pubblicitarie.
Ma chi è che desidererà una pubblicità?
Si vede la volontà di creare l’ennesimo feudo a cui, se vuoi passare sul suo territorio, devi versare una cospicua gabella anticipata sulle eventuali vendite fregandosene di cosa sarà realmente di te.
La loro volontà è questa: nessun povero deve poter far da se per risparmiare come poteva fare una volta.
Io ho conosciuto una famiglia che è vissuta decentemente solo perché adottavano metodi di risparmio all’osso oggi proibiti per legge.
È la loro volontà anche per i luoghi di lavoro: se non comprerai o affitterai in zona e modalità prevista dai permessi ufficiali non ti daranno mai un contributo dello Stato. Successe a me che mi saltarono direttamente ma tanto non avrei chiesto niente perché è stupido fare debiti quando non ci sono clienti (o è stupido non farli e nascondere i soldi in Svizzera?).
Bastava fare la distinzione tra cittadino privato e “azienda” e mettere il limite di un invio ogni tre o sei mesi ed era fatta.
Salvati i diritti di tutti.
È che in Italia sono in fondo tradizionalisti. Sono molto affezionati alle baronie.
La democrazia è faticosa, costosa, incerta, piena di noiosissimi inauditi diritti e per questo non gli interessa di capirla.
La democrazia è per i poveri.
Gli “spammer”.
Sono quelli che con internet ci hanno veramente guadagnato qualcosa.
Qualche anno fa “Beccarono” uno spammer professionista da loro chiamato “Buffalo Spammer”.
Mi pare di ricordare che gli avessero accertato ben 50 milioni di dollari come proventi di quest’attività. Chissà quanti ne avrà nascosti!
Il danno
Il danno provocato agli onesti e discreti dagli sciocchi e disonesti nessuno lo risarcisce. Per chi ha un reddito costante sufficiente è un “costo” accettabile, per quelli come me no.
Ci ho pensato molto ed è desolante: oggi conviene essere completamente disonesti cinque o sei volte rispetto all’essere onesto. A meno di essere uno statale di buon livello.
La polemica sullo “spam” destinato alle aziende e professionisti
La pubblicità è l’anima del commercio. È un vecchio detto. Se tu grande azienda fai pubblicità a me io devo poter fare pubblicità a te.
Tutto questo can-can per delle e-mail immateriali che al massimo portano via il tempo di un “click” per cestinarle. Non si ricordano quando erano di carta? Quanto più lavoro per smistarle, prenderle dal cesto magari aprirle pure col tagliacarte, sfilarle, riaprirle e poi gettare busta e foglio nel cestino della carta straccia. Poi ci voleva qualcuno che lo vuotasse. Inoltre nelle operazioni si potevano anche ferire le dita con la taglientissima carta. La sicurezza!
Ormai esistono efficientissimi filtri antispam non solo in Outlook ma anche dal provider.
Ma dove è il problema?
È che certa gente vuole mangiare bene (direi tutto) ma non cucinare ne’ spendere.
Loro vogliono inzepparci di pubblicità in tutti i modi e a tutte le ore ma noi non dobbiamo disturbarLi. Dobbiamo comprare tutto di tutti, tutti gli anni e basta.
Ed hanno il parlamento dalla loro parte.
Quelli come me erano costretti a comprare gli indirizzi e-mail e fare invii singoli, quelli come loro fan tanta cagnara per poter risparmiare mezz’ora al giorno dell’unico addetto ad Outlook.
Si vede inoltre che per avere il loro fatturato non hanno bisogno di sapere nulla di nuovo. La ditta va avanti da se con i vecchi sistemi (in Italia non esiste un mercato di compra-vendita di brevetti e questo sembra dire che ogni ditta si fa da se i suoi brevetti e non cerca novità. Oppure ormai tutte le novità sono fregature?).
Io quando avevo ditta, sapendo i miei diritti e doveri, non mi sono mai lamentato della pubblicità che mi arrivava. Fa parte del lavoro ed è mio interesse leggerla almeno una volta per essere informato su novità che potrebbero in teoria essere utili. Poi per le successive con un “click” si mettono nella lista del filtro automatico spam.
Poi la gente non scrive. Le e-mail non gli piacciono perché scrivere rimane faticoso e perciò, alla faccia di tutte le miracolose possibilità, diventano quasi inutili.
È che con questa società e Stato, se non li sfrutti (o peggio) ti mangiano vivo e senza rimorsi. Ed è tutto legale e normale, legale perché alla fine è diventato normale e normale perché è legale.
Eppure mi ricorda qualcosa di abbastanza recente….
Le periferiche
Lo scanner
All’epoca presi l’HP Scanjet 7400C. Era il massimo per uno come me. Grandi prestazioni ma si piegava sotto il peso dei volumi spessi ed il meccanismo grattava. Con la moda dello stondato tutto rotondo a saponetta, il telaio sopportava il peso molto di meno della vecchia struttura a scatola. Eppure oggi si studia molto di più di ieri!
Un'altra prova che non serve essere intelligenti per fare i soldi, o essere intelligenti e basta.
O forse era per la sicurezza, un dipendente avrebbe potuto batterci la testa sopra.
Scaduta la garanzia cominciò a restare accesa la lampada anche quando era a riposo. La lampada ha una durata in ore e ho dovuto cominciare a staccare l’alimentazione quando non lo usavo. Lo devo fare perché, siccome anche i modelli di scanner vengono cambiati a ritmo annuale se non semestrale, se mi si brucia la lampada poi mi sentirei dire sempre la stessa cosa: “ormai è fuori produzione, non si trovano più i pezzi e comunque il pezzo costa un’esagerazione; con i costi di mano d’opera che ci sono le conviene ricomprarlo nuovo”. E perderei anche, con i soldi, tutto il tempo che mi è occorso per imparare ad usarlo con tutto il tempo che ci vorrebbe per capire quello nuovo, per fare sempre le solite cose.
Il problema è che quello che il “corpo” impara per la prima volta poi non lo dimentica più. Ho conosciuto un vecchio impiegato che lavorava ancora con una calcolatrice meccanica. Eppure le sue dita volavano sulla tastiera per la pratica decennale che aveva e non guardava mai la calcolatrice. Aveva una produttività impressionante.
Le Stampanti:
Ho cominciato con una spartana Canon S600 a “getto di inchiostro” ormai quasi fuori produzione per risparmiare. I pignoli sostenevano che non aveva molta definizione ma per me era più che sufficiente per tutti gli usi ed ero un pignolo anch’io.
Poi l’amara sorpresa: il costo degli inchiostri.
Sognavo di poter stampare con aniline a bassissimo costo tirature limitate di cataloghi a colori. Ma con certi costi hanno strangolato le mie speranze in culla.
Le piccole “cartucce” non duravano nulla ed in altri modelli erano anche più piccole. Finivano in brevissimo tempo. Quando sono andato a ricomprarle la sorpresa di prezzi altissimi assolutamente, enormemente sproporzionati ai costi di produzione.
Ma erano semplicissime, sottili cartucce di plasticaccia stampate in un colpo solo con un pezzettino di feltro dentro! E gli inchiostri colorati erano aniline che non costano niente! L’unico inchiostro pigmentato, che non ho riconosciuto, era il nero (e che essiccando poteva attappare gli ugelli anche se grossolani).
Sicuramente tutte queste stampantine erano concepite per far giocare al piccolo fotografo qualche ragazzotto con le pensioni dei nonni. Ma le hanno volute vendere anche a chi ci doveva lavorare.
Esistono stampanti a colori per grandi aziende che non danno problemi (forse) ma hanno prezzi irraggiungibili per quelli come me. Insomma alla fine ne’ l’uno ne’ l’altro e si seguita a pagare.
Un problema delle BJ è che queste stampanti andavano usate spesso per non correre il rischio che gli inchiostri si essiccassero negli ugelli. Non avevano neanche previsto un efficiente “tappo” per gli ugelli in posizione di riposo.
Insomma: se mantenevi la stampante in forma (ed eri schiavo di starci attento) spendevi un capitale di inchiostri, se no ti si attappavano gli ugelli e spendevi un capitale per la testa della stampante (…non le conviene ripararla la ricompri nuova e rimpari tutto da capo).
E gli inchiostri universali per ricaricare le cartucce? Ci ho provato ma alla fine il nero mi ha allagato la stampante danneggiandomela (e sono dèstro e preciso fin da piccolo). Comunque, alla fine, si perde più di quel che si guadagna.
Quando mi ha “allagato” la stampante si è guastata la scheda madre causandomi la perdita della periferica. Figuriamoci se la tropicalizzavano con mezza lira di resina apposita. Questa è una antica polemica che va avanti fin dalle prime macchine fotografiche “elettroniche”.
Storia analoga per una altra stampantina che costava poco.
Allora, due anni fa, ho comprato una stampante laser bianco-nero Brother HL2030. Una bella collaudata semplice laser B&N che avrebbe dovuto essere efficientissima.
Anche questa, comprata dagli stessi superprofessionisti che forniscono grandi aziende, dopo un anno, appena scaduta la garanzia, ha cominciato a dare i numeri. Con tutto il sistema spento si animava indipendentemente e cominciava a stampare decine di misteriosi messaggi d’errore.
Il superesperto era convinto nell’unica soluzione via software, ma, dopo averle provate tutte, il vero rimedio è stato a bassissima tecnologia: Il bottone. Un bell’antico interruttore sul cavo di alimentazione e l’idea è stata mia. La avvio solo quando c’è bisogno e, per ora, va tutto benissimo.
Comunque mi hanno appena detto che a Gorizia neanche i negozi di fotocopie, fax, etc. tengono più le stampanti a colori. Si vede che anche loro, che lo fanno per mestiere, si sono stufati di una situazione probabilmente simile.
Le tastiere.
È una tragedia, ogni tastiera è diversa dall’altra. Ogni volta che si cambia bisogna rimparare tutto da capo.
Spesso cambiano la posizione della “ù” o qualcosa di simile, poi cerca di fare 150 battute/minuto senza errori se ci riesci. Quando si va a cercare un tasto che non sia delle lettere per dattilografia non si trova più.
I mouse (a pallina erano meglio)
Altro peggioramento. Ho cominciato con i mouse meccanici con la “pallina” e, lavorandoci di precisione in Photoshop, mi hanno dato grandi soddisfazioni. Non ho mai avuto problemi ne’ visto difetti.
Un brutto giorno ho dovuto cambiare il mio vecchio mouse a pallina rotto perché caduto per la millesima volta e mi sono visto proporre come unica scelta i mouse laser. Quelli meccanici non c’erano più.
Mi hanno fatto osservare che erano un enorme progresso e miglioramento. Loro se ne intendono!
E invece no. Ormai nessuno sa più cosa vende. Tanto c’è il depliant e la garanzia.
L’ho dovuto comprare, ben 10 euro. Intanto alla terza volta che mi è caduto si è quasi smontato cosa che nel vecchio meccanico non succedeva neanche con tutta l’inerzia della pallina all’interno.
Poi non funzionava sul legno non verniciato della mia superficie di lavoro (provati tre modelli) cosa che non succedeva a quello meccanico. Allora ai delicati e schifiltosi mouse laser ho messo una superficie d’appoggio in carta A4 per fotocopie. Niente da fare anche così. Dopo poco utilizzo cominciavano a perdere moltissima precisione e cominciavano gli scorrimenti e tremarelle del cursore.
Allora ho comprato un nuovissimo tappetino per mouse laser. Niente da fare neanche così. Dopo poco utilizzo il cursore ricomincia a perdere moltissima precisione ed, a volte, va dove gli pare.
Ma è tutto nuovo e al massimo del progresso!
Che fare?
Il braccio è indolenzito e l’infiammazione di un tendine non è uno scherzo.
L’unica vera soluzione è buttare via tutto e ritirarsi con una pensioncina in qualche paese a basso costo a far figli (se ancora ci si riesce).
Lo Schermo.
Quando avevo ditta si è anche guastato un monitor ma per fortuna era ancora in garanzia per un pelo. Quanto tempo c’è voluto per ridarmelo! Per fortuna ne avevo due.
La scienza dice che quando ci vuole la ridondanza vuol dire che il sistema è sperimentale.
La privacy
Per finire parliamo di privacy. Ogni tanto ho perso tempo ad inoltrarmi nelle cartelle di sistema e mi sono convinto che se uno vuole una privacy garantita deve mettere una carica di termite nel PC. In caso di necessità tirare la linguetta e sciogliere il computer. È l’unico garante possibile.
Il nipote
Ho conosciuto un ragazzino che aveva avuto in regalo dallo zio un computer “a valigetta” o notebook. Lo zio mi chiamò per dare qualche maccheronica nozione di base al nipotino. Accettai di provare a trasmettere quel poco che sapevo a questo ragazzotto e gli feci la prima lezione. La madre però non aveva capito che c’era molto da imparare e quando si parlò di una seconda lezione disse che suo figlio aveva da studiare le materie richieste all’istituto mica il computer. Ed infatti è così.
Ho rivisto qualche giorno dopo il ragazzino attaccato al computer. Ci stava guardando dei clip musicali su CD come quelli che puoi vedere gratis alla televisione su MTV ed ho saputo che adoperava il computer solo per quello. Gli esperti dell’intrattenimento hanno detto chiaramente che sono l’ultimo gradino dello spettacolo.
Questo miracolo della tecnologia contemporanea ancora non serve a niente. Perché non vogliono che serva a nulla. Tutt’oggi vale più un bel voto sull’inutile Carducci che tutti gli inaffidabili PC e gli Internet per consumatori finali casalinghi.
Inoltre, io non lo so perché ai miei tempi il computer nell’insegnamento non esisteva, ma credo che gli insegnanti, ormai pressati da aggiornamenti continui, riunioni tra loro, riunioni coi genitori, etc. (di dubbia utilità) non possano imparare sufficientemente i sistemi informatici anche solo come utenti finali. Poi c’è il limite del diritto d’autore: come mettere on-line le parti dei testi supplementari non ufficiali su cui si basano gli insegnamenti? L’insegnante potrebbe farne un efficacissima rielaborazione personale ma sa scrivere con dieci dita senza mai guardare ne’ tastiera ne’ schermo come me? Perché con due dita non si va molto lontano.
Ancora dopo più di otto anni di uso intensivo del PC ed Internet troppo spesso vado alla cieca e mi rendo conto di sapere pochissimo. Dove sperano di trovare il tempo per coniugare l’insegnamento delle materie tradizionali con l’apprendimento dell’uso dei sistemi informatici con il tempo per il gioco e i normali contatti umani dello studente per tutta la durata delle scuole? Non basterebbe non dormire la notte.
Bisogna o rinunciare all’insegnamento delle materie tradizionali o semplificare ed automatizzare al massimo i sistemi informatici e che abbiano sempre la stessa noiosa forma perché non si può chiedere di rinunciare alla vita fin da giovanissimi.
Concludendo:
Vantaggi e svantaggi dei sistemi informatici casalinghi per l’escluso:
Svantaggi sette punti:
• Costi di aggiornamento, fatiche, perdite di tempo e manutenzione altissimi.
• Frazionamenti delle operazioni automatiche infiniti con perdite di tempo enormi.
• Difficoltà di apprendimento da zero alta ed enorme quantità di cose da imparare con perdite di tempo e fatiche spropositate.
• Non si diventa mai abbastanza esperti. Neanche di lontano.
• Utilizzazione generale bassissima con utilità reale minima (i costi sono molto superiori ai benefici e/o
risparmi anche di tempo).
• Costi dei prodotti venduti tramite Internet superiore al prezzo spuntabile dopo trattative adeguate in un negozio al dettaglio.
• Durata dei sistemi anche a riposo assolutamente insufficiente e penalizzante.
Vantaggi:
• Non per noi.
Alla fine spennati bene bene dai loro risparmi (tra tutti i giochini esistenti), quando verrà il momento di curarsi o curare i loro figli, non avranno i soldi sufficienti.
Lancia il branco di bufali nella direzione giusta, arriveranno tutti insieme da sé al macello e nessuno li potrà fermare.
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Ancora Salvatore Giuliano
25/03/2010
29nov09 Ero amico di un vicequestore di PS, ormai deceduto, che all’epoca aveva combattuto in prima persona contro la banda Giuliano. Imponente, molto intelligente, coraggioso, vero siciliano di origini benestanti, di poche parole e carattere tranquillo ma fermo e deciso, mi ha raccontato alcune cose. Nonostante la banda Giuliano avesse tentato di ucciderlo in un agguato e ferito gravemente i suoi uomini, di cui uno colpito alle gambe da una raffica di mitra “strillava come un maiale”, non gli aveva mai recato rancore.
http://www.cadutipolizia.it/fonti/1943-1981/1949agnone.htm
Mi fece vedere il suo vecchio album di foto del “caso” mancante di alcune che erano state prese dalla stampa e mi disse, guardandomi negli occhi: “Salvatore Ggiuliano non era cattivo, diventò bandito per faame” e calcò sul “fame”.
Non me ne intendo perché nella mia vita sono stato troppo onesto ma il Signor Giuliano doveva avere delle qualità se riuscì a mantenere unita una banda, diventar famoso e durare tanto.
Probabilmente se gli fosse stata data la possibilità di lavorare onestamente e far carriera avrebbe dato un percepibile contributo al miglioramento della società.
A quell’epoca tutti andavano in chiesa ma, quando fu il momento, lo rifiutarono e lo oppressero.
Ma era tutto legale.
Ma tutto questo era prima della Costituzione e dell’adeguamento di tutte le leggi ad essa. Adesso l’Italia è un paradiso e queste cose non possono più succedere.
Siccome ammazzarono un sacco di persone, la società che ne fu la causa non gli chiese mai scusa ma se fosse morto di fame con la sua famiglia lo avrebbero fatto senz’altro postumamente. O forse no, in fondo l’onestà era un suo dovere.
E poi la religione non conta più. Se l’Uomo dice che il Sole gira intorno alla Terra, è proprio così. Basta stabilirlo ed essere la maggioranza (di quelli che contano… soprattutto i soldi).
Il Sole comincerà a girare davvero intorno alla Terra.
Comunque in Sicilia succedevano cose strane anche ben prima di Giuliano. Il figlio di questo vicequestore mi raccontò che il suo bisnonno era stato sequestrato, torturato e bruciato dai suoi contadini. Ma erano altri tempi e non c’era la Costituzione.
Post scriptum.
Ho sentito in televisione che c’era un magistrato che soleva dire che in Italia non esistono innocenti ma solo colpevoli che non sono stati ancora scoperti.
Noi, invece, dall’alto della nostra onesta, sovrana povertà, abbiamo sempre pensato che in Italia l’unica vera soluzione è quella di essere un magistrato. I militari uccisi
È giusto ricordare anche gli uccisi che forse non sapevano neanche cosa stava succedendo perché eseguivano degli ordini per dar giusto da mangiare alla famiglia. Mi sembra che all’epoca, essendo tutti militari, il subordinato non doveva sapere più del necessario allo svolgimento del proprio compito. Forse sapevano solo la versione ufficiale. E poi gli sparavano addosso per ammazzarli.
Andiamoli a vedere.
http://www.cadutipolizia.it/fonti/1943-1981/1949reda.htm - http://www.cadutipolizia.it/fonti/1943-1981/1949agnone.htm - http://www.cadutipolizia.it/fonti/1943-1981/1949marinaro.htm,
gli altri non li ho trovati.
Forse se avessero integrato fin dall’inizio quelli come Giuliano non sarebbe morta tanta gente e tanti bambini non sarebbero rimasti orfani del padre.
Era un epoca ancora anteriore ma ricordo mia nonna che raccontava di una matrigna che dava alla figlia il rosso dell’uovo e alla figliastra la chiara. Ma allora c’era molta povertà.
Gli appartenenti alle forze dell’Ordine uccisi forse sarebbero ancora vivi ma era loro dovere “rimediare” al danno causato dalla società.
Forse se all’inizio avessero saputo e si fossero dimessi, con la famiglia a carico, si sarebbero trovati in breve nella situazione iniziale di Giuliano.
Quelli come me non sapranno mai la verità che comunque non li riporterebbe in vita e non cambierebbe le cose. Forse neanche oggi.

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La terza industria del paese.
24/03/2010
30dic09
Oggi mi è capitato di leggere la critica di un Onorevole alle lotterie dello Stato &C. nell’articolo: La terza industria del Paese.
Così gli ho risposto:
Egr.Onorevole,
dopo cinquant’anni ormai mi sto persuadendo che tutto in Italia stia diventando gioco d’azzardo, dalla Borsa alle nuove estensioni di garanzia degli elettrodomestici, dal blocco delle tariffe ENEL ai titoli di studio, senza parlare delle cause che non si sa mai come finiranno perché ormai mi sono persuaso che in Italia la legge (e non dico giustizia) non esiste veramente e ci sono le prove nel piccolo e nel grande.
Secondo me le lotterie sono ormai necessarie come unico sistema per non aumentare troppo le tasse etc.. In fondo si possono considerare autotassazioni volontarie. Io per esempio, gioco due euro una volta alla settimana.
Non mi rovinerà certo questo ma le tasse indirette, siccome sono senza reddito, si.
Ho saputo che in sessant’anni il “misterioso” debito pubblico si è mangiato il valore del Demanio mentre le tasse indirette hanno raggiunto il tetto massimo possibile ma al pronto soccorso, se uno va a farsi curare un dente spezzato, glielo tirano via come ai tempi del Far West. A mia madre, per farle la cataratta, stavano per crearle delle complicazioni imprevedibili (che non accadono nelle cliniche private o convenzionate) ma era tutto legale.
Gli unici risultati visibili della pressione fiscale e debito pubblico sono gli yacht ormeggiati ormai dappertutto.
Quando ero bambino, qui nella mia città, vedere uno yacht era uno spettacolo raro.
Il problema non sono le lotterie, in un paese dove la moralità significa non andare con i travestiti e basta,
il problema è dove finisce, ed è finito, questo fiume di denaro che ogni anno arriva allo Stato e scompare senza colmare nessun deficit producendo solo la moltiplicazione degli yacht (oltretutto inutili) dei soliti ignoti.
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Scudo fiscale rimpatriati circa 95 miliardi.
24/03/2010
30dic09 Notizia di cronaca di stamattina di ADNKronos in cui si cita la frase: “'il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre'. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, né economicamente né fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo”. (http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Scudo-fiscale-rimpatriati-circa-95-miliardi-Grande-successo-segno-forza-dellItalia_4150417238.html)
Uno che aveva i soldi in Svizzera mi disse che là non danno interessi ma l’inflazione non c’era mentre in Italia è stata per decenni intorno all’8-10% annuo reale.
Per la sicurezza, il paese in questione non ha subito ne’ guerre ne’ invasioni da tempi immemorabili ed attualmente preferisce addirittura rimanere un paese extracomunitario inglobato nell’UE ed un motivo ci sarà. È’ da ricordare che anche durante la seconda guerra mondiale Hitler non tentò mai di invadere la Svizzera nonostante avesse ormai in pugno l’Europa. Gli svizzeri erano circondati. Anche se si vantano di essere imprendibili a causa delle gole strette difendibili con un pugno di uomini, a quell’epoca avrebbero potuto bombardare dall’alto tutte le città e magari col fosforo o gas. Li avrebbero presi per fame. Invece non provarono nemmeno a toccarli. Inoltre è interessante la vicenda della rapina dell’oro italiano ad opera dei nazisti. Arrivato il treno dell’oro, da Roma, al comando nazista del nord Italia, permisero al comando italiano di saldare i debiti italiani con la Svizzera con parte del carico d’oro destinato alla Germania. Ma come? I rapinatori che una volta preso il bottino permettono ai rapinati di pagare i loro debiti restituendogli parte della rapina? Mai sentito! Che io sappia i rapinatori, essendo i “vincitori” se ne fregano dei debiti dei rapinati.
Un ulteriore problema è che con il debito pubblico che ormai ha superato l’ammontare del valore del Demanio (se fosse capitato a me mi avrebbero già pignorato la casa) i soldi della “manovra” scompariranno nel nulla senza il minimo effetto.
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