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Cosa sono i diritti
19/01/2011
Semplici cose. Ma pochi sembrano averle chiare. O crederci ancora. I diritti devono essere come i propri soldi in banca: Quando si ha necessità di ritirarli tutti bisogna poterli avere tutti con un minimo di preavviso. Ritirare i propri soldi in banca è difatti un diritto. Non esiste impiegato che alla richiesta chiami il direttore che cominci a dire che non è possibile perché c’è la crisi, la banca è in contrazione etc.: “Guardi, cerchi di capire, per quest’anno proprio non possiamo, passi l’anno prossimo che dovrebbe esserci una ripresa e vedremo (forse)”. Per fare un altro paragone i diritti devono essere come il prendere un caffè al bar. Io ho diritto ad entrare in un bar ed ottenere una tazzina di caffè dietro pagamento. Il barista ha il dovere di servirmi a questa condizione. Se il barista mi serve una tazzina vuota ma chiedendomi comunque 80 centesimi, io posso negare il mio dovere di pagare perché è una truffa. Il principio deve essere che, in un regime di parità di diritti democratica, dove ti negano i diritti tu non hai doveri di nessun genere con nessuno. Neanche di rispettare le regole o leggi. Lo sbalordimento è che nessun governo sembra mai essersi accorto di questo disastro derivante da questa semplicissima logica conclusione. Purtroppo la richiesta dei miei diritti è stato il peggiore dei casi: è stato come la Tazzina di caffè in autostrada pagata in anticipo. Pagato in anticipo il mio caffè (diritti costituzionali) mediante una vita di tasse indirette che prima ha versato mio padre per me e poi io stesso, mediante studi universitari (praticamente il massimo dei voti) per l’inserimento in questa società e tramite la rinuncia a vivere parte della mia infanzia, adolescenza e gioventù per studiare con l’aggravante della rinuncia ad un reddito da operaio dai quattordici anni in poi, mi sono visto fino ad oggi presentare la tazzina vuota dei miei diritti costituzionali. E non sono riconosciute le mie giuste proteste da nessuno (non c’è neanche il modo!). Acquisizione di privilegi da diritti negati: Quello che incredibilmente non si capisce è che in un regime di parità di diritti democratica (i miei diritti finiscono dove cominciano i tuoi e, i diritti devono essere di pari “peso” rispetto ai doveri) il negare i diritti scritti a qualcuno significa farne un creditore rispetto tutta la società ed allo Stato. Da sempre, anche in assenza di diritti scritti, il creditore ha dei privilegi sul debitore. Fate i conti da voi. Siamo tutti sovrani alla pari (la sovranità è del popolo) ma quelli come me hanno dei privilegi: sono creditori e quelli che fanno le leggi, oltre ad essere sovrani nostri dipendenti, sono anche debitori (come il resto della società che ha un reddito) per non averci riconosciuto il mezzo per ottenere i nostri diritti costituzionali.
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