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I robot e gli esclusi.
05/02/2011
25 aprile 2010 Oggi, in televisione, l’ennesima presentazione degli ultimi modelli sperimentali di robot che tentano di imitare le capacità di movimento umano. Il commentatore ha detto che quando riusciranno nell’intento, gli esseri umani saranno sollevati dai lavori manuali e liberi di dedicarsi a cose più nobili. Si, chi potrà comprarsi un esercito di robot. Forse. Purtroppo oggi, in un’Italia ricchissima, c’è la prova che le macchine servono solo per sostituire gli esseri umani al lavoro e quantomeno mantenere il “fatturato” dell’azienda o Stato senza dover dare stipendi e soprattutto tredicesime, ferie, contributi, liquidazione e malattia. Se non c’è fatturato sufficiente possono fermare le macchine e se è fatta bene una macchina ferma non si rovina per molto tempo. E non devi licenziarla. Parlano tanto di ritmi di progresso vertiginosi nella robotizzazione che rendono sorpassati i macchinari dopo poco tempo ma c’è da considerare che ormai una azienda automatizzata può rifornire territori enormi. Hanno una produzione tale che possono fermare il progresso qui. Ho visto una foto di una seggiola da giardino in plastica nell’Africa profonda in mezzo ad un sacco di povertà. Sono riusciti a prendere i soldi anche a chi non ha niente. L’ho ingrandita ed avrei giurato che fosse identica a due che ho io. Quante fabbriche ci vogliono per rifornire tutto il mondo? Una? Inoltre pochi sanno che i produttori di robot hanno infranto la proibizione non scritta di venderli alla Cina. Ora in Cina hanno sia la mano d’opera a bassissimo costo che i robot. I sostituiti dalle “macchine” che faranno? Eppure abbiamo dei diritti costituzionali. Come da cinquant’anni nessuno si è sentito in dovere di nulla con me ed altri che ho conosciuto in condizioni molto peggiori delle mie, non si sentiranno in dovere con nessun’altro escluso. È vecchia la battuta:”non siamo istituti di beneficienza”. Certa gente con la legge ci fa quel che vuole. Danno e tolgono a chi gli pare, quando gli pare e per legge. Per quel poco che ricordo, il sogno che le macchine avrebbero liberato l’umanità dalla schiavitù del lavoro risale almeno all’inizio dell’epoca industriale: dal diciassettesimo secolo. Ma all’epoca di Gianni Agnelli ci fu un episodio che ricordo ancora. La FIAT voleva investire e tutti, specie i sindacati, erano euforici aspettandosi un gran numero di assunzioni. Saputolo, l’Avvocato, che si vede che non voleva illudere nessuno, comparve in televisione, mi pare durante un telegiornale, per dire chiaramente (e coraggiosamente all’epoca) “…oggi non si investe per assumere ma per licenziare”. Infatti investì in robot. Per ora rimane la battuta di una commedia dell’antica Atene che si svolgeva in un ricco salotto dell’epoca in cui si discuteva di come realizzare la democrazia perfetta. Alla fine di tante programmazioni ci fu l’intervento di uno che disse: “ma in questa piacevolissima democrazia, chi lavorerà?” La risposta della padrona di casa promotrice del salotto fu: “ma gli schiavi naturalmente”. Oggi, per il ricco, la schiavitù non è nemmeno più economicamente conveniente: ci sono le “macchine”. Che succederà quando le “macchine” avranno sostituito troppi laureati, diplomati, operai? Una gran parte di popolazione non potrà più consumare. Sarà una crisi terribile. Tutti a vendersi tra loro polizze di ogni genere e abbonamenti vari. Ma già ho notato che alla disoccupazione invidiano gli invalidi: almeno loro hanno le liste di preferenza per lavorare tre giorni alla settimana come usciere al Comune. In Italia per lavorare bisogna essere invalidi. Mai sentito! Il vero disastro sarà per i brutti e le brutte poveri in salute. Non potranno nemmeno vendere se stessi (con tutta la concorrenza che ci sarà). Ma che succederà se il sistema economico attuale e della circolazione monetaria si blocca? Finirà il mondo? Non per loro. Avranno oro e preziosi, terra sufficiente, un esercito privato e fabbriche di armi, probabilmente miniere e sempre almeno una clinica tutta loro. Avranno macchinari robotizzati per la coltivazione della loro terra e allevamento. Fabbriche per la costruzione dei macchinari e pezzi di ricambio (dovranno cominciare a fabbricare cose per loro che durino più possibile ed oggi ci sono tutte le conoscenze ma che non hanno mai utilizzato per noi) Quando un muro del loro castello minaccerà di crollare, chiameranno il popolino in eccesso affamato e diranno dal loro balcone: “per favore, ritirateci su quel muro” e mostreranno il pezzo di pane, magari rinsecchito, di ricompensa a chi si offre per primo. Come è esistito chi ha concepito il maltusianesimo può esistere chi ancora lo vorrà applicare. I ricchi vorranno dividere costituzionalmente, secondo il dovere alla solidarietà, parte delle loro ricchezze con noi? O salveranno gli indispensabili a mandare avanti le loro ricchezze e “dimenticheranno” tutti gli altri? Non fanno così da decenni anche con chi muore di fame nel mondo? Non hanno fatto così con me per cinquantun’anni in un paese ricchissimo? (Da ricordare che l’Italia è circa al 5° posto per concentrazione di ricchi nel mondo). Sarei tanto curioso di conoscere gli ultimi grossi investimenti dei ricchi, ma c’è la privacy, i segreti di famiglia, il segreto aziendale, il segreto d’ufficio, il segreto di Stato, il diritto all’oblio etc. Sono tutti democratici ma presto vedremo se ci butteranno tutti a mare. Se non andrà così, perché fin da adesso in un paese ricchissimo non si occupa ancora nessuno degli esclusi? Se non è così perché non ci hanno mai appoggiato e non ci appoggiano affinchè lo Stato non applichi e faccia applicareil dovere costituzionale alla solidarietà economica? Vedere anche: http://marcocalvanella.it/approfondimento/perch-non-credo-nella-bontà-della-classe-dominante-e-perch-la-disoccupazione-aumenterà-enormemente.asp e http://it.wikipedia.org/wiki/Fabbrica_automatica . Da notare che non ho accennato agli altri divoratori di posti di lavoro: delocalizzazione delle aziende all’estero ed euro forte che rende vantaggiosa la trasformazione da aziende produttive in semplici importatori. Il danno è per sempre.
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