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Tasse indirette e disoccupati
19/12/2010
29nov09
Tra che si parla di democrazia, libertà, diritti, civiltà, comunicazione ed i partiti si contrappongono pubblicando programmi, le tasse indirette, che sono il doppio di quelle dirette, continuano a cannibalizzare la percentuale di popolazione rimasta senza reddito, o con un reddito insufficiente (tutti si può diventare poveri). Questo succede da molto tempo ma nessuno di quelli che potevano farsi sentire ha mai protestato; in fondo è tutto legale.
Quando non si ha reddito o un reddito sufficiente vuol dire che la società, o lo Stato, non dà nulla o dà troppo poco.
Dove la società o lo Stato in sua rappresentanza non dà abbastanza, pretendere tasse è furto e fatto coattivamente è estorsione.
Non siamo più al tempo del Re assoluto in cui le tasse erano sacre e fare la fame per il proprio Re veniva ricompensata con il paradiso. Ma tutt’oggi questo non sembra affatto chiaro a nessuno.
Il lavoro si può perdere magari a cinquant’anni, la salute anche e ci si può ritrovare con i 755,61 euro al mese di un cieco che ha anche bisogno di una badante con lo Stato che dà solo 472,04 euro al mese di accompagnamento con i costi attuali dell’assistenza e della vita. E c’è molto peggio.
A questo punto, dopo sessant’anni, considerando che non si vuole dare veri sussidi a lungo termine, bisogna partire da una base ben precisa in cui chi non ha reddito o non ha reddito sufficiente non deve pagare alcuna forma di tassazione perché altrimenti, non potendo recuperare le tasse con un reddito adeguato, finisce per pagare, lentamente, tutto per tutti.
Questa misura non equivale lontanamente ad un reddito adeguato ma evita che lo Stato arrivi al cannibalismo, tramite estorsione, dei poveri e quasi poveri per poter mantenere gli “indispensabili” al suo funzionamento o i più fortunati (generalmente attaccati allo Stato). Poi mantenere anche altri ma non noi.
Cannibalismo che permette e permetterà la sostenibilità del sistema in tempi di crisi economiche, energetiche e di sovrappopolazione (chi non ha abbastanza soldi o non si potrà sposare o naufraga il matrimonio e portano via anche l’unico figlio fatto in economia).
Ormai le guerre di conquista non si possono più fare ma i soldi, con l’”appetito” che ha certa gente, da qualche parte devono pur uscire.
Lo Stato potrebbe garantire ai poveri i tre pasti giornalieri a casa loro a € 1,53 totali (vitto del carcerato). Siccome non lo vuole fare secondo me bisogna pretendere, come giusta base, da chi può far leggi, il detassamento completo dei redditi insufficienti. Almeno la società potrà dire agli esclusi di non dovergli nulla, alla faccia del diritto al lavoro (che in realtà nella Costituzione appare un dovere) ed il dovere alla solidarietà che nessuno ha voluto e vuole osservare.
Alla fine pagano sempre quelli che non hanno reddito o che non hanno reddito sufficiente.
Pagano per tutti. Pagano non potendosi sposare, pagano con quello che tre generazioni avevano messo da parte con sudore e sangue per i pronipoti.
Inoltre quando mal pagati o disoccupati la pressione delle tasse indirette e spese per adempimenti di legge, spinge ad accettare più facilmente lavori simili a schiavitù. O peggio.
Il diritto al lavoro diventa opprimente dovere imposto.
Sicuramente nessuno dice queste cose chiaramente perchè per compensare il mancato introito lo Stato finirebbe per aumentare molto le tasse dirette di chi può pagare.
Ma sarebbe colpire se stesso.
Lo Stato non siamo noi. La democrazia nemmeno.
Non abbiamo rappresentanti in parlamento.
Poco importa se l’aumento delle tasse dirette sia un po’ come una giusta multa dello Stato alla società che ha eluso il diritto al lavoro o il dovere alla solidarietà costituzionale (Art. 2: …e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale).
Diceva un antico saggio: “I poveri sono il pascolo dei ricchi” (Bibbia).
Il problema è che la maggioranza della gente non vuole tanto partecipare (vedi assemblee condominiali dove si raggiunge il numero legale per miracolo, con le deleghe e dopo tante insistenze anche per discutere di spese ingenti di dubbia utilità) quanto guadagnare il più possibile senza dare una lira a nessuno. La cieca obbedienza a chi paga (o sembra essere quello che paga) non costa nulla, basta che paghi bene.
D’altronde con la verità si guadagna molto poco e la famiglia oggigiorno costa un sacco se non bisogna addirittura mantenerne due o tre dei precedenti divorzi.
Chi continuerà a tacere o a parlare a mezza bocca significa che gli piacciono molto i poveri e in fondo (che diamine!) non può migliorare un mondo che non vuole essere migliorato. In fondo è solo un lavoro.
Ma la libertà ed i diritti non li merita. 1. Alessandro Bruschi | 27 settembre 2009 10:45 | Rispondi Pagare le tasse sarebbe anche giusto.In maniera veramente progressiva,secondo reddito,a patto naturalmente che lo facessero tutti,non solo i lavoratori dipendenti.A patto di averlo,un redditto e dignitoso,a livello magari europeo.E che i soldi pagati servissero a far funzionare i servizi,il welfare.Non a mantenere caste,logge e sprechi.E’fantascienza? 1. Marco Calvanella Re: Caro Alessandro, parlando solo di fuga di capitali all’estero, dopo almeno trent'anni che ne sento di tutti i colori (un magistrato ed un vicequestore che portarono i soldi in Svizzera) e con tutti i buoni propositi degli Onorevoli sempre disattesi in tutto questo tempo, io non spero più. Mio padre, geometra catastale che lavorava in montagna al confine svizzero, mi parlava dei corrieri che già all’epoca portavano zaini di denaro a piedi oltre confine. Tutti lo sapevano ma nessuno ha fatto mai nulla. Quanto al lavoro questa società è molto esclusivista. Chi non ha uno speciale senso degli affari o è indispensabile o imposto da qualcuno, corre il rischio di vedersi negare il pane quotidiano qualunque cosa faccia. Una mia amica ricercatrice confermava che non basta essere bravi, ci vuole qualcuno che ti tiri su. Anch'io, come tanti, a cinquant'anni, dopo una vita di fatiche, investimenti e guadagni insufficienti, non avendo agganci, sono finito tra i disoccupati senza un futuro. Bisogna essere in tanti e farsi sentire per forza. Purtroppo la gente non partecipa, stretta tra gli impegni quotidiani e un orario lavorativo sempre più lungo. I disoccupati, che avrebbero tempo, risulta che generalmente non frequentino internet. Così le caste e le logge, che possono vivere di rendita e dedicarsi alle pressioni, hanno mano libera e ci impongono la loro volontà. Mi raccontava un ex direttore di industria in pensione che i proprietari delle grandi aziende spesso non fanno nulla. Per loro lavorano i direttori generali. Siccome aveva anche un genero magistrato mi ha potuto raccontare che i magistrati lavorano solo 5 giorni alla settimana e solo il mattino. Il parlamento ha avuto 60 anni per risolvere il problema delle tasse e del lavoro. Sessant’anni sono tantissimi in un paese ricco come il nostro. Se non ci sono riusciti ancora non ci riusciranno mai perché non vogliono. Se il mio articolo fosse spedito a tutti gli Onorevoli da un numero abbastanza grande di persone forse non potrebbero più far finta di niente. Dopo tutto questo tempo posso dire che il sistema di tassazione è deliberatamente cannibalico. Chi può riequilibrarlo lo sa ma non ha mai voluto farlo. Bisogna essere in tanti e farsi sentire. Personalmente non voglio più pagare le tasse indirette. 2. Alessandro Bruschi | 28 settembre 2009 18:54 | Rispondi Verissimo,tutto quello che dici.Solo che,visto che il problema non è mai stato risolto a monte (far pagare le tasse a tutti) non vedo come potrà essere risolto a valle (togliere le tasse per redditi bassi e anche le indirette per i disoccupati). Pensi che i nostri politici possano avere più sensibilità al tema? O perchè ora va di moda a destra come a sinistra la frase “basta con tutte queste tasse”?Negli Stati Uniti,paese che ormai è diventato un modello bipartisan per la nostra politica,se non paghi le tasse vai in galera. Qui ci sono imprenditori milionari che dichiarano meno dell’ultimo dei propri dipendenti perchè risultano avere redditi bassi..e magari si beccherebbero anche le esenzioni che auspicavi nel tuo articolo! 2. Marco Calvanella Re: Il problema è che se i nostri politici sono sordi al tema, allora significa che tutto è perduto perché la giustizia e l’umanità in tutti loro è morta e noi siamo carne da macello. Sussidi adeguati non ne voglion dare. La Social Card sono spiccioli. I lavori socialmente utili per un laureato, specie cinquantenne, sono addirittura una perdita secca dopo tutte le tasse indirette pagate ed altro. Un vero ricatto di Stato per un lavoro forzato squalificante che non è più un diritto ma un dovere. Si vede che anche loro si sono accorti che esiste un sistema quasi impossibile da cambiare nella sostanza per chi non è ricchissimo e ben coalizzato con i propri pari. La crisi, l’economia sostenibile, la tutela e risanamento ambientale la faranno pagare a quelli come me. Ormai li conosco. Così, o quelli come me, rimasti soli, dovranno espatriare ed andare a morire in un paese extracomunitario a basso costo correndo i propri rischi, o bisognerà prendere l’esempio da certe frasi della Lega (anche a non essere dei loro) che ha minacciato lo Stato con l’esistenza delle sue doppiette. Di Pietro ha dato ai suoi colleghi dei “mostri senza orecchie” (anche se lui stesso non mi sembra che senta tanto bene). Bisognerebbe essere in tanti. Anche solo scrivendo a ciascuno di loro. Per gli esclusi la posta in ballo è grossa. Sto scrivendo per diritto e dovere di cittadino in quanto non ho mai sentito nessuno dire chiaramente certe cose. Questo succede perché chi ha visibilità ed autorevolezza è un benestante premiato da questo sistema e “squadra che vince non si cambia mai”. Chi ha accennato a queste cose lo ha sempre fatto molto velatamente. Non ho molte speranze di risvegliare certe coscienze. Personalmente sto preparando l’espatrio avendo la fortuna di stare per cominciare a riscuotere una piccola pensione privata fatta prevalentemente con i risparmi dei miei genitori. Per esempio ho parlato con una dominicana che mi ha detto che là con 500 euro al mese potrei mantenere la famiglia, anche numerosa, che qui non mi sono mai potuto permettere. L’unico problema è il sistema sanitario pubblico.
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